Confessione del mio capo, scopato nel suo ufficio

Confessione del mio capo, scopato nel suo ufficio

Il mio capo è un vero stronzo, un uomo in carriera con moglie e due figli, che ha preferito il successo e il lavoro alla sua famiglia, infatti, ha divorziato da circa un anno e adesso vive da solo in una lussuosa villa, circondato da sexy segretarie e ragazze immagine. Io lavoro nella sua azienda automobilistica da circa due anni, so poco di lui, se non quello che le voci di corridoio hanno portato a galla, la verità è che non mi importa nemmeno sapere, mi piacerebbe soltanto che trattasse i suoi dipendenti in modo dignitoso. E’ successo spesso che arrivasse nel mio ufficio urlando e sbraitando, perché qualcuno non aveva fatto il proprio lavoro nel modo giusto, almeno stando al suo parere, perché secondo il mio, non c’era niente di cui lamentarsi. Io sono il responsabile dell’ufficio marketing e ovviamente ogni lamentela ricade su di me, ci sono giorni in cui l’ho odiato profondamente, a volte mi sono detto di lasciare tutto in cerca di qualcosa di migliore, ma la verità è che, con l’attuale crisi del lavoro, non me lo posso permettere. Comunque, vi racconto cosa è successo un paio di giorni di fa, dopo l’orario d’ufficio. Gli uffici erano tutti vuoti, i dipendenti erano tornati a casa, io mi ero trattenuto mezz’ora in più per finire un lavoro, stavo sistemando le ultime cose quando mi sentii chiamare, alzai lo sguardo e trovai il mio capo appoggiato allo stipite della porta che mi fissava. Gli chiesi se potevo fare qualcosa di lui, mi sembrava diverso, più rilassato, mi disse che era tutto ok ed era compiaciuto del fatto che io fossi ancora li a terminare il mio lavoro. Mi sorprese, mi invitò nel suo ufficio per bere un drink, accettai volentieri, dopo quella giornata particolarmente intensa, ci voleva proprio qualcosa di forte. Il suo ufficio era grande, con delle ampie vetrate che mostravano la città, uno spettacolo bellissimo che era concesso a pochi vedere; mi versò da bere e iniziò a farmi domande sull’andamento della situazione, lo aggiornai sugli ultimi dati e sembrò essere contento. La nostra conversazione fu interrotta da una telefonata sul suo cellulare, si allontanò di qualche passo e rispose, iniziò a litigare e poi chiuse il telefono in malo modo; mi disse che era quella stronza della ex moglie che chiedeva soldi. Non mi permisi di dire niente ma a quanto pare aveva proprio voglia di parlare, così mi parlò del suo divorzio, mi disse che tutto era cambiato da quando lui aveva capito alcune cose di sé, quello che aveva intorno non gli bastava, necessitava di qualcosa di nuovo e divorziare era stata la soluzione migliore. Non riuscivo a capire quali potessero essere le sue nuove esigenze, pensai a tutte quelle ragazze che aveva intorno, in fondo era un bell’uomo di appena 45 anni, poteva avere tutta la figa che desiderava. Presi un po’ di coraggio e glielo chiesi: “Cosa intende con nuove necessità?” Lui sorrise tenendo lo sguardo fisso verso un punto indefinito della città, poi si voltò e mi guardò negli occhi, bevve tutto il liquore e posò il bicchiere, si avvicinò alle tende, premette un pulsante e magicamente si chiusero, portando un po’ di luce soffusa nella stanza. “Vuoi davvero sapere quali sono le mie necessità?” “Si signore…” “Prometti che resta tra noi?” “Assolutamente…” Sentii la sua mano poggiarsi lentamente sul mio cazzo, finalmente capii tutto, la stretta si fece più sicura, dopo qualche secondo lo vidi sorridere, il mio uccello stava reagendo alla presa e lui fu piacevolmente colpito dalla cosa. “E così ti piace il cazzo eh?” “Che resti tra noi signore…” “Assolutamente…” Mi baciò con passione, mi spinse contro la scrivania, mi aprì frettolosamente i pantaloni e lo tirò fuori, si sedette sulla sua sedia, lo prese in bocca e mi spompinò. Lo afferrai per i capelli e lo spinsi sempre più a fondo, infilandogli il cazzo fino in gola, gli piaceva proprio succhiarlo, si impegnava, soprattutto intorno alla cappella. Sentii la sua lingua leccarmi le palle, ne presa una in bocca e succhiò, mi fece scappare un urlo di piacere, si staccò, mi guardò negli occhi e tirò fuori il suo cazzo, mi ordinò di inginocchiarmi e succhiarglielo. Il sapore del suo uccello era forte, in pochi secondi diventò durissimo nella mia bocca, mi tenne ferma la testa e mi diede colpi da sotto, lo faceva con forza, con prepotenza, tutte cose che mi eccitavano da morire. Era un uomo alto e robusto, per lui fu facile prendermi e sbattermi di forza a pecorina sulla scrivania, mi tolse i pantaloni e i boxer, mi allargò le chiappe e mi leccò l’ano, infilando la lingua a fondo. Non mi diede il tempo di abituarmi alla sensazione della sua lingua che in un colpo sentii il suo cazzo penetrarmi, entrare lentamente fino in fondo e poi fermarsi. Restò un po’ immobile dentro di me, mentre con una mano mi fece una sega veloce, poi iniziò a sbattermi, lo sentivo muoversi, ogni colpo era un gemito di piacere, aumentò il ritmo e mi scopò come un toro. Cambiammo posizione, lui si sedette, io gli montai sopra, me lo infilò di nuovo nel culo, mi aggrappai allo schienale nella sedia e mi mossi su e giù velocemente, godendomi ogni affondo e tutto il piacere che il suo cazzo riusciva a darmi. Scopammo per un’ora, cambiammo ancora posizioni, finimmo anche a terra, io con la faccia verso il pavimento e lui sopra di me a sfondarmi il culo. Mi costrinse a bere il suo sperma, una cosa che non amavo particolarmente fare, ma lui era il capo e dovevo concedergli ogni cosa. Dopo la scopata di due giorni fa, mi ha chiamato diverse volte nel suo ufficio con delle scuse, in realtà sono finito a fargli pompini o a farmelo mettere nel culo per delle sveltine. Non so questa cosa quanto influirà sul mio lavoro, ma almeno negli ultimi due giorni ha smesso di sbraitarmi contro e sembra più soddisfatto grazie ai miei servizi extra.

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