Io e Luca: una storia di sottomissione

Io e Luca: una storia di sottomissione

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Sono un avvocato romano di 58 anni, sposato, da sempre attratto sessualmente dagli uomini e con una spiccata predilezione per il sado-maso in tutte le sue declinazioni, preferibilmente in veste di sub ma anche, con appagante soddisfazione, in veste di dom.
Quella che sto per raccontarvi è la storia della mia omosessualità e della sua evoluzione in chiave sado-maso; pertanto i fatti narrati sono realmente accaduti e si discostano dal contesto in cui si sono verificati solo per quanto riguarda i nomi dei protagonisti.
Era l’estate del 1978, avevo 16 anni e, alla fine di agosto tornavo da una vacanza studio a Cambridge, nella località di mare dove la mia famiglia aveva una casa per trascorrere gli ultimi giorni di vacanza prima di tornare al liceo.
Ero un ragazzo di piacevole aspetto, più attratto dalle buone letture che dalla palestra e mi veniva riconosciuto un tratto di affabilità nel mio carattere, un’intelligenza con evidenti note introspettive, un approccio alla vita duttile e scanzonato che facevano di me un amico ricercato e ben voluto.
Avevo avuto solo due brevi esperienze sentimentali con ragazze, nel corso delle quali non mi ero mai spinto oltre il petting.
Dunque al ritorno da Cambridge, al mare, riprendo i contatti con gli amici della mia comitiva, ragazzi e ragazze più o meno miei coetanei, con i quali mi frequentavo solo durante le settimane estive di permanenza nella località dove trascorrevo le vacanze.
Eravamo un gruppo di adolescenti che si affacciavano alla vita con i timori legati ad un contesto storico contrassegnato dal terrorismo (era l’anno del rapimento Moro) ma anche con la spensieratezza di chi sogna un futuro carico di promesse favorito da un ambiente agiato.
Fino ad allora avevo solo avuto fantasie erotiche omosessuali ed ero terrorizzato dal viverle anche a causa di un’educazione cattolica ricevuta sia in famiglia che nella scuola che frequentavo, gestita dai gesuiti. Le mie fantasie avevano tratti dominanti di feticismo per i piedi maschili. Mi eccitava osservare i piedi degli uomini in spiaggia e, quando il fidanzato di mia sorella (un bellissimo studente di ingegneria di Ferrara) soggiornava per brevi periodi nella nostra casa di Roma, non perdevo occasione per compiere goffi gesti che determinassero un contatto con i suoi piedi, o per annusare le sue scarpe o i suoi calzini usati, in sua assenza.
Tornato al mare, un amico mi riferisce che mentre ero in Inghilterra si era svolta una gara di cazzi tra alcuni dei ragazzi della comitiva che aveva visto vincitore incontrastato Luca, l’uomo che ha condizionato la mia vita sessuale e che ancora oggi è il fantasma erotica che mi tormenta. Vittoria ampiamente meritata direi visto che le dimensioni del suo cazzo erano 22 cm di lunghezza 18 cm di circonferenza, tanto da meritargli il soprannome di “pitone”.
La notizia mi turbò anche perché Luca non aveva fino ad allora popolato le mie fantasie erotiche e, peraltro, non era tra gli amici che frequentavo volentieri.
Senz’altro un ragazzo bello, poco più alto di me, con un fisico definito e bellissimi occhi verdi ma, nell’insieme, non mi piaceva particolarmente forse perché aveva un aspetto in qualche modo volgare e comunque molto diverso da me.
Luca aveva 14 anni ma sembrava più grande anche a causa di una certa durezza dei tratti e del comportamento.
Tuttavia l’immagine del “pitone” lo aveva imposto alla mia attenzione e un giorno, da soli sulla spiaggia, lo avvicinai chiedendogli se la sua fama corrispondesse alla realtà. Luca non colse la provocazione, limitandosi a confermare la veridicità della notizia per poi allontanarsi.
Da quel momento si fece strada nelle conversazioni tra noi ragazzi, in presenza di Luca, il tema della sessualità tra adolescenti, spesso caratterizzata da venature omosessuali. In particolare Luca, una sera, mi raccontò di un suo amico di Roma che si faceva inculare, evidenziando che molti dei suoi amici ne approfittavano e che, in attesa di avere rapporti sessuali con le nostre coetanee, era normale divertirsi tra maschi.
Questo racconto mi turbò notevolmente tanto da spararmi una sega appena arrivato a casa immaginandomi al posto dell’amico di Luca. Quella notte tardai a prendere sonno perchè i sensi di colpa per le mie fantasie sconvolsero i miei pensieri. preferendo alla sua la compagnia di altri amici nell’ambito della comitiva, senz’altro più vicini a me per interessi, educazione e stile di vita.
Non perdevo occasione per andarlo a chiamare a casa sua per andare insieme in spiaggia e raggiungere gli altri, quando eravamo in gruppo cercavo sempre di stargli vicino, mi sforzavo di ridere alle sue battute cercando di attirare la sua attenzione: tutto per convincerlo a prendere l’iniziativa di un approccio sessuale con me, per persuaderlo della mia disponibilità.
Mi sparavo seghe in continuazione immaginando il suo cazzone ma anche le mie fantasie erano condizionate dal mio senso di colpa.
Finalmente arrivò il grande giorno, il giorno che cambiò per sempre la mia vita, che mi consegnò definitivamente ad una omosessualità vissuta pienamente…il giorno in cui affidai la mia sessualità nelle mani di Luca….da quel giorno per 31 anni Luca fu quotidianamente al centro delle mie fantasie erotiche, delle mi ossessioni. Da quel giorno Luca per 31 anni ebbe libero accesso al mio corpo e ai miei pensieri, manipolandoli per sottomettermi totalmente alla sua volontà.
Ancora oggi spesso ripenso a quel giorno di fine estate 1978, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico che attendevo con ansia, curioso di affrontare per la prima volta lo studio della filosofia che tanto ho successivamente approfondito e di iniziare il triennio del liceo classico. Quanto volte ho pensato a come sarebbe stata la mia vita se quel giorno fosse andato diversamente, se Luca non fosse venuto a chiamarmi intorno alle 15, con altri due amici, per andare a casa di Andrea e spiare la sua vicina che prendeva il sole nuda in giardino.
Io non lo sapevo ma Luca con quel gesto aveva compiuto il primo atto del suo progetto di dominazione nei miei confronti, aveva deciso che io dovevo essere suo in aderenza al suo volere e secondo le sue regole. Un ragazzino di 14 anni, di due anni più giovane di me, aveva deciso che sarei diventato di sua proprietà e sapeva che avrebbe raggiunto il suo obbiettivo perchè, con i suoi modi grossolani, con la sua apparente superficialità, con la sua profonda ignoranza culturale, era riuscito a leggere ciò che era scritto nel mio animo più profondo, mi aveva capito molto più di quanto io stesso avessi capito di me.
Io non lo sapevo ma quel giorno, facendo sedere Luca dietro di me, mentre guidavo la mia vespa bianca, decidevo definitivamente le nostre posizioni: io sotto e lui sopra.
Arrivati a casa di Andrea, ci mettemmo a spiare la sua vicina nuda nel suo giardina. Una signora di circa 40 anni che poteva essere nostra madre, dotata solo di due bellissime tette ma per il resto nulla che meritasse l’attenzione di 4 adolescenti in tempesta ormonale…Una ragazzata che si può giustificare solo a causa della nostra età.
Poiché era molto caldo, erano circa le 15, dopo aver scambiato qualche battuta volgare vantandoci della nostra eccitazione per aver visto una donna nuda, decidemmo di salutarci e di rivederci tutti in spiaggia verso le 17 per un ultimo tuffo al mare.
“Accompagnami a casa” mi chiede Luca, sedendosi dietro di me sulla mia vespa.
Immediatamente noto che aderisce al mio corpo facendomi sentire un’erezione incredibile.
“Lo senti come mi è diventato duro a vedere quella donna nuda?”
“Cazzo Luca ma è enorme…” faccio io eccitatissimo per la situazione.
Luca cominciò a strusciarsi sul mio culo mentre io guidavo per le strade deserte a causa della canicola. Io non sapendo cosa fare, speravo che Luca prendesse l’iniziativa di propormi un approccio sessuale ma lui si limitava a premere il suo cazzone duro sul mio culo.
“Cazzo Luca non posso credere che sia il tuo cazzo, è troppo grosso per essere reale, secondo me hai messo qualcosa sotto il costume per farlo sembrare così grosso!”
“Si, si…come no….guarda che è il mio cazzo….non lo senti?”
“Macché…. secondo me sei pieno di ovatta per gonfiare il pacco ma chi ci crede?”
Luca, imperterrito, comincia a spingerlo dietro simulando un’inculata
Io mentre guidavo la mia vespa, ero in estasi ma al tempo stesso non avevo il coraggio di seguire il mio istinto che mi invitava a prenderglielo in mano. Non trovai allora niente di meglio che dire: “Luca hai rotto il cazzo, smettila di strusciarti su di me…adesso cerchiamo una strada isolata e ti spari una sega così ti si ammoscia”
“Ecco bravo, cerca una strada isolata”, fece lui di rimando.
Ormai ero a un passo da realizzare il mio sogno, prendere in mano il cazzone di Luca. Cominciai a girovagare alla ricerca di un posto appartato ma non fu facile; finalmente imboccai una strada sterrata in mezzo ad una fitta vegetazione.
Tra di noi era calato un silenzio imbarazzante e d’altra parte l’erezione di Luca e, ovviamente, la mia non accennavano a cedere.
Quando individuai un punto particolarmente riparato, mentre guidavo, feci: “Comunque, a parte gli scherzi, non è possibile che tu abbia un cazzo così grande…è evidente che c’è un trucco”.
“Quando te lo metterò in mano, vedrai che scherzo….lo vuoi prendere in mano?”
“Si” e senza neanche scendere dalla vespa e spegnere il motore, senza voltarmi, mentre Luca era seduto sul sellino dietro me, allungai la mano cercando il cazzo di Luca che aveva tirato fuori dal costume.
Lo afferrai e credetti di impazzire per l’eccitazione. Non avevo mai toccato un cazzo fino ad allora ma quello di Luca era gigantesco e duro come il marmo. Istintivamente cominciai a masturbarlo ma dopo pochi istanti, con mia grande sorpresa Luca si alzò, si rimise il cazzo dentro il costume e mi disse. “lascia perdere e riaccompagnami a casa”
“Dai Luca ti prego, fatti fare una sega….” lo dissi senza dignità, quella dignità che con Luca non riconquistai mai più, con una disinvoltura che ancora oggi mi sorprende.
Luca risalì’ sulla vespa dalla quale io non ero mai sceso e mi ripeté di portarlo a casa perché era molto caldo.
A distanza di quarantadue anni da quei momenti conservo ricordi nitidi dei fatti e delle mie emozioni ma davvero non riesco a riconoscermi. Non riesco per esempio a comprendere le mie reazioni, i miei silenzi, il mio comportamento in qualche modo infantile…in fondo avevo 16 anni.
Per esempio non riesco a comprendere perché non ho reagito al rifiuto di Luca di farsi masturbare da me, perché in silenzio ho proseguito con la vespa per accompagnare Luca a casa invece di insistere per fargli una sega e soprattutto per quale incomprensibile ragione, prima di riportarlo a casa, mi sono fermato a casa mia, chiedendogli di aspettarmi per strada, seduto sulla vespa, mentre io salivo al bagno a spararmi una sega liberatoria perché non resistevo più, mi mancava il fiato per l’eccitazione…E’ chiaro che quando tornai da Luca, mettendo in moto per portarlo a casa, lui mi disse “ti sei fatto una sega eh….brutta checca?”
Mi ero esposto al suo scherno perché era evidente dal tempo trascorso al bagno che non avevo pisciato, ma d’altra parte perché rispondergli “No, ho pisciato!” e non mandarlo affanculo? Mi ero esposto al suo scherno e ciò che maggiormente conta, già in quelle prime battute del nostro rapporto, io mostravo un’arrendevolezza che evidentemente tracimava nella sottomissione.
Non poteva che essere chiaro agli occhi di Luca che io ero un sottomesso, senza dignità, da usare a suo piacimento. Mi ero consegnato nelle sue mani e ormai non potevo che affidarmi al suo volere.
I giorni che seguirono a quell’episodio, furono giorni di grande frustrazione per me. Pensavo in continuazione, senza sosta, a quel palo di carne che avevo potuto tenere per pochi istanti in mano senza neanche poterlo vedere, alla figura del cazzo fatta con Luca, e alla mia incapacità di sbloccare lo stallo che si era creato tra di noi cercando un chiarimento. Incapacità che solo in parte poteva essere giustificata con la mia inesperienza.
Luca, d’altra parte, per giorni mi ignorò, al sicuro nella sua posizione di maschio dominante, ormai conquistata a pieno titolo.
Anche io cercavo di evitarlo, sperando in tal modo di sollecitare una sua reazione o, alternativamente, di far dimenticare quanto era accaduto.
Dopo una settimana, quando ormai mancavano 2 giorni alla fine delle vacanze e al nostro rientro a Roma per cominciare la scuola, ci ritrovammo nel pomeriggio a casa di Marco. Eravamo solo i ragazzi della comitiva e, come spesso accadeva ormai da tempo, si finì a parlare delle ragazze della comitiva e della difficoltà di avere alla nostra età, rapporti sessuali con loro.
Dopo varie battute a sfondo sessuali, con mia grande sorpresa, Luca, dopo giorni di indifferenza, mi chiese di andare con lui a prenderci un gelato perché si stava annoiando.
Al solito sale dietro di me in vespa e dopo pochi metri, mi fa ” hai ancora voglia di farmi una pippa?”
Confesso che ormai avevo smesso di sperare di potermi godere il suo cazzone, quindi fui colto alla sprovvista e non trovai di meglio da dire:” sei uno stronzo, vaffanculo!”
“Dai non rompere il cazzo, andiamo da te e non perdiamo tempo”
“Da me credo che ci siano i miei, mi sa che non possiamo andare”
“Ok, andiamo a vedere allora, poi decidiamo”
Il suo cazzone era di nuovo durissimo e lo premeva ritmicamente sul mio culo, a voler simulare un’inculata.
Io ero in trance, non fiatavo per paura che il sogno svanisse, ma quando arrivammo al cancello di casa mia, vidi che mia madre era in piacevole conversazione con le sue amiche sedute in giardino.
Era evidente che non potessi masturbarlo in casa con mia madre in giardino, anche se mio padre non era in casa perché mancava la sua auto e mia sorella era a Roma.
Ciononostante mi sento dire “saliamo in camera tua, tua madre è in giardino, la tua camera è al piano di sopra e semmai dovesse salire tua madre la sentiremmo salire le scale e potremmo smettere…”
“tu sei pazzo, come cazzo facciamo? è troppo rischioso”
” senti ho il cazzo che scoppia, se non entriamo te lo metto in mano qui per strada….dai proviamo almeno….”
Salimmo e ci chiudemmo nella mia stanza, in lontananza si sentivano le chiacchiere di mia madre e delle sue amiche.
Appena chiusa la porta, Luca mi dice “te lo posso strusciare tra le chiappe per farmelo addrizzare, mi si è un po’ ammosciato?”
“Cioè?” feci io, al culmine della mia ingenuità….
“tirati giù il costume, sdraiati sul letto a pancia in giù e lascia fare a me…”
“tu sei totalmente impazzito, io ti faccio solo una pippa”
” non voglio incularti, solo strusciartelo dietro per farmelo drizzare…dai non rompere il cazzo…stiamo perdendo tempo inutilmente e c’è il rischio che tua madre salga….!
Ubbidii e, senza neanche poterlo toccare e vedere, sentii quel pitone appoggiarsi tra le mie chiappe.
Ero steso sul letto, Luca mi sovrastava con il suo corpo, sentivo il suo cazzo durissimo che ancora non avevo visto. Ad un tratto sento spingere la cappella dentro al mio culo. Erano attimi in cui non riuscivo a pensare a nulla, sentii solo un bruciore intenso mai sperimentato prima. Luca lentamente stava tentando di farsi strada dentro di me, incontrando la resistenza della mia verginità.
Io riuscii solo a dire: “fermo, mi fai male”
“te lo appizzo solo un attimo, non voglio incularti….!”
Il dolo aumentava sempre di più e con esso un senso di appagamento mai sperimentato fino ad allora.
Inspiegabilmente, dopo pochi istanti mi divincolai e riuscii a liberarmi dalla morsa, alzandomi in piedi. “Basta, altrimenti godo troppo!”
Una frase inspiegabile, grottesca che ancora oggi mi imbarazza averla pronunciata, eppure dissi proprio così. Il senso profondo di quella frase tuttavia, oggi, mi sembra chiaro. C’era tutta la mia irrefrenabile eccitazione per una situazione non solo inaspettata ma neanche ipotizzata e soprattutto l’enorme senso di colpa che mi attanagliava per essere entrato in una dimensione di omosessualità non più solo sognata ma vissuta entro confini di passività e sottomissione.
Tutto si era compiuto in pochi giorni, in un contesto quasi irreale, senza un confronto verbale ma solo aderendo supinamente alla forza di volontà di Luca, lasciandomi trascinare dai suoi gesti, dai suoi silenzi. manipolato da un ragazzino di 14 anni, di due anni più piccolo di me…
Il culo mi bruciava, non pensavo più a mia madre e alle sue amiche in giardino, la mia esistenza in quel momento era solo il cazzone di Luca, che finalmente avevo davanti a me, enorme, meraviglioso, durissimo. Finalmente potevo vederlo: non ho mai più visto un cazzo così bello e così grosso, per quanto abbia visto nella mia vita centinaia di cazzi!
Lui mi guardava con aria di sfida, aveva il costume abbassato fino ai piedi, una t-shirt bianca. Mi colpirono la scarsa peluria che aveva intorno al cazzo e che dipendeva dalla sua giovane età.
Finalmente mi lascia guidare dall’istinto e presi l’iniziativa, senza parlare lo presi in mano e lo masturbai. Non so se fui all’altezza della situazione, era la prima volta che lo facevo. Senz’altro maneggiare quella cosa soprannaturale mi spronava a dare il meglio di me e d’altra parte dopo pochi minuti Luca disse “Aspetta così me ne vengo…andiamo al bagno”
Ubbidii e ci ritrovammo al bagno, con lui davanti al lavandino con la sua immagine riflessa nello specchio; io accanto a lui riprese il mio lavoro di mano e dopo un istante schizzò una quantità enorme di sborra che finì nel lavandino, sulle pareti e, in parte sulla mia mano.
“Pulisci tutto e sbrighiamoci, potrebbe salire tua madre” mi disse mentre si sciacquava rapidamente la cappella asciugandosela nell’asciugamano….
Ubbidii come sempre e non mi venne in mente neanche per un attimo di chiedergli di ricambiare la sega. Mi limitai a risciacquare il lavandino, le pareti e la mia mano, senza focalizzare l’attenzione che stavo toccando la sua sborra per la prima volta, quella sborra che mi accompagno per più di 40 anni, con il suo sapore e la sua consistenza.
Tornati in giardino salutammo mia madre e le sue amiche e quando fummo per strada mi disse “vado a piedi ci risentiamo….”
Mi veniva da piangere, ancora una volta era riuscito ad umiliarmi, a calpestare senza motivo la mia dignità. Riuscii solo a salutarlo e a vagare in vespa senza meta, combattuto tra la felicità di aver finalmente realizzato un sogno e l’infelicità per essere mortificato con tanta crudeltà.
L’infelicità prese presto il sopravvento, perché il giorno dopo Luca tornò a Roma con la sua famiglia senza neanche salutarmi.
Non avevo il suo numero di telefono e d’altra parte non avevamo la consuetudine di frequentarci a Roma. Dovevo aspettare un anno per poterlo rivedere.
CONTINUA
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