La mia collega, che sorpresa! 9

La mia collega, che sorpresa! 9

Arianna mi ha beccato!
Ieri pomeriggio stavo preparando un nuovo racconto con un nuovo indizio quando un collega ha passato erroneamente a me una telefonata che era per lei. Io gliel’ho passata dicendole “Arianna è per te”… Ops!! Cazzo! Ero talmente preso dal racconto che l’ho chiamata Arianna invece che con il suo vero nome.
La spia del suo interno era ancora accesa, io stavo sudando freddo, quando si sarebbe spenta sicuramente sarebbe venuta da me, ma come avrebbe reagito? Con stupore? Se la sarebbe presa?

Prima di proseguire voglio spiegare come facevo a farle leggere i racconti. Tramite ad un mio amico che lavora nel campo informatico mi sono procurato uno di quei software grazie ai quali basta indicare l’IP del PC a cui connettersi e si riesce a manovrare il suo desktop da remoto. Così ogni volta che veniva pubblicato un racconto accedevo al suo desktop, aprivo Internet Explorer e caricavo la pagina del racconto. Dopo di che aprivo il blocco notes e le scrivevo “leggi il racconto”. Non facevo più nulla e dal mio PC vedevo che tornava su Internet Explorer e leggeva, lo capivo perché ogni tanto faceva lo scroll.

La spia del suo interno si spegne, allungo l’orecchio e sento il rumore dei suo passi, eccola sbucare dal suo ufficio e dirigersi verso il mio.
Tento di capire dal suo sguardo cosa succederà, è seria, non sorride ma non ha nemmeno il muso. Oh mamma, non capisco!
Arriva da me e mi dice: “ecco chi era che mi caricava i racconti sul PC!”
Io tento di dire qualcosa: “Aspetta, posso sp…” ma mi blocca.
Lei: “ma ti pare il modo? Tutto questo lavoro per provarci con me? Ti sembra che non avessi capito che eri tu? Ne ero quasi certa ma aspettavo fossi tu a fare la prima mossa. Devi sapere che anche io avevo messo gli occhi su di te, mi piaci sia fisicamente che come persona ma penso che se l’uomo è interessato sia lui a dover fare la prima mossa!”
Io: “si, se non fossi stata una mia collega avrei agito diversamente ma in questo caso avevo paura che un tuo rifiuto avrebbe rovinato il rapporto tra colleghi e poi sai che brutto per entrambi dover lavorare assieme? Piuttosto, con i racconti mi sono fatto prendere la mano, spero non ti sia offesa di tutte le cose che ho scritto!”
Lei: “beh forse hai ragione, un mio rifiuto avrebbe compromesso il rapporto che c’è ma potevi magari indagare diversamente. Per quello che hai scritto non mi sono offesa, anzi, sono lusingata di averti stimolato certe fantasie erotiche!”
Io: “facciamo che ci andiamo a bere qualcosa stasera dopo cena e ne parliamo meglio?”
Lei: “ok va bene! Passi a prendermi alle 9?”
Io: “non mancherò!”
E lei girandosi per tornare al suo ufficio mi fa l’occhiolino.
L’aver sentito che anche lei aveva messo gli occhi su di me ed il fatto che mi ha fatto l’occhiolino mi ha rasserenato, avevo capito che non era arrabbiata e soprattutto avevo ancora buone possibilità di conquistarla.
La sera puntualissimo alle 21 suono il suo campanello. Diversamente da quanto scritto nei racconti lei vive ancora con i suoi genitori. Al citofono mi dice “arrivo subito!”
Si apre il portone, è bellissima! E’ vestita con una minigonna svolazzante a metà coscia, con una camicetta bianca un po’ sbottonata sul davanti che mette in risalto un reggiseno nero a balconcino.
Io: “sei stupenda!” e le guardo la gonna.
Lei: “grazie ma per tua informazione porto la biancheria sotto la gonna, non vado in giro senza!” e sorride, segno che alla fine i racconti che ho scritto l’hanno in qualche modo lusingata.
Saliamo in macchina e la porto in un pub la vicino, uno di quei pub con la musica non troppo alta per cui al tavolo si riesce a capire quello che ci si dice.
Perliamo del più e del meno, del fatto che è da molto che lei piace a me e che io piaccio a lei. Una parola tira l’altra, eravamo la da almeno un’ora.
Dopo aver fatto una cappatina in bagno mi dice: “usciamo? Andiamo a fare un giro?”
Ci alziamo, da cavaliere ovviamente offro io e saliamo in macchina.
Le chiedo: “dove vuoi andare di bello?”
Lei: “da qualche parte dove si possa stare tranquilli a parlare senza gente attorno”
Guido 10 minuti fino ad arrivare in una zona di campagna di periferia e mi fermo in una stradina isolata.
Lei con un sorriso molto malizioso mi dice: “finalmente non ti occorrerà più fare uso della fantasia!”
Io la prendo e la bacio subito, le nostre lingue si intrecciano e le mie mani vanno subito alla sua scollatura. Le infilo una mano dentro il reggiseno e trovo quello che mi immaginavo, delle tette belle sode di seconda misura. Le sbottono la camicia e gliela tolgo poi, sempre baciandola, le slaccio il reggiseno, glielo tolgo e inizio a succhiarle le tette. A lei piace tantissimo.
Fin che gliele succhio con una mano inizio a palparle la gamba dal ginocchio risalendo sempre più su per l’esterno coscia. Passo il bordo della gonna e mi ci infilo sotto, salgo ancora e… non ci sono le mutandine!
Mi stacco dalle tette, le alzo la mini e la vedo nuda.
Lei: “visto che ti piaceva così tanto l’idea di vedermi in minigonna senza mutandine prima quando sono andata al bagno me le sono tolte!”
Io: “sei una porcellina!”
Era bellissima, ce l’aveva depilata come immaginavo io.
Ho tirato indietro del tutto il suo sedile, l’ho reclinato e le ho detto di portarsi più indietro che poteva col suo culetto. Sono passato dalla sua parte cercando di abbassarmi davanti al suo sedile. Adesso avevo la sua fighetta davanti al mio viso. Mi sono abbassato ed ho iniziato a baciargliela. Era già tutta bagnata. Con la lingua percorrevo il solco che divide le grandi labbra, prima senza fare pressione leccandogliela dall’esterno e poi facendo pressione ed infilando la lingua nel solco, incontrando nella parte alta il suo clitoride e fermandomi a giocare con lui.
Lei ansimava molto forte, le piaceva molto il trattamento. Fin che le leccavo e succhiavo il clitoride l’ho penetrata prima con uno e poi con due dita, lei ansimava sempre di più.
Però non ce la facevo più, volevo scoparmela! La posizione era molto scomoda, diciamo che la mia macchina non è il massimo per andare in camporella. Allora l’ho fatta girare a pancia in giù e mettere a gattoni.
Oh mamma, il suo culetto era fantastico come l’avevo immaginato!
Le ho palpato le chiappe che per la posizione stavano aperte e le ho passato un dito lungo tutto il solco partendo dall’altro fino ad arrivare a quel magnifico buchetto. Quando l’ho raggiunto ha fatto un sussulto ma poi mi ha detto: “quello non si tocca!”
Ma in quel momento avevo un’altro obiettivo, mi sono portato sopra di lei, ho puntato la cappella al buco della sua fighetta e gliel’ho messo dentro dolcemente. Era fantastico, era caldissima! Lei ha ripreso ad ansimare molto forte appena ho iniziato a muovermi.
La scopavo con molta foga. Dopo un po’ che la scopavo sentivo che non sarei durato ancora tantissimo, gliel’ho detto e mi ha fatto uscire perché non prendeva la pillola e non avevamo il preservativo.
Io sono tornato alla posizione dov’ero prima ed ho ripreso a leccargliela, era ancora a gattoni e da quella posizione riuscivo a penetrarla bene con la lingua e con la mano le stimolavo il clitoride. Lei ansimava sempre più forte ed il suo respiro si faceva via via sempre più affannoso fin che ha iniziato a dire: “Siii cosììì!! Dai mi piace! Aaahhhh!!! Vengooooo!!!
Dopo che si è ripresa mi dice: “adesso è il tuo turno, torna di la”
Io mi rimetto a sedere al mio posto, ce l’avevo ancora durissimo.
Lei si gira ed abbassa la testa sul mio cazzo. Ha iniziato un pompino da favola. Era fantastica. Me lo leccava tutto, leccava la cappella tutt’attorno, me lo prendeva tutto in bocca… Stavo godendo alla grande!
Poi le ho detto che stavo per venire ma diversamente dai racconti ha infilato una mano nella sua borsetta, ha preso un fazzoletto di carta, ha tolto la bocca e mi ha fatto venire sul fazzoletto facendomi una bella sega.

E qui finiscono i racconti di Arianna. Questo è stato scritto da me con la supervisione di Arianna che, visto che non sono stati usati i nomi reali, ha acconsentito che io scrivessi il finale.

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