L'autobus troppo affollato

L'autobus troppo affollato

Sono Luisa, ho 22 anni, sono quella che si può considerare (a detta degli altri) una ragazza che piace. Sono alta 1.70, capelli neri lunghi ed occhi verdi, di seno ho una terza che non ha paura della forza di gravità, un culetto bello sodo e due belle gambe lunghe. Non vesto in maniera casta ma nemmeno troppo appariscente.
Il fatto che vi racconto è successo a giugno dell’anno scorso, iniziava già a fare caldo, io ero vestita con una camicetta blu leggermente sbottonata e dalla scollatura si intravedeva il reggiseno nero, oltre ovviamente ad una piccola porzione delle mie tette. Sotto portavo una gonna marrone da metà coscia e un perizoma nero coordinato col reggiseno. Non portavo le calze perché faceva caldo.
Dovevo recarmi in ufficio ma quella mattina dovevo arrivare prima del solito così ho deciso di prendere l’autobus che passava mezzora prima. Quando sono arrivata alla fermata l’ho trovata stracolma. All’arrivo l’autobus appaariva già pieno. Pensavo di lasciar perdere ma dovevo assolutamente arrivare presto in ufficio così mi sono fatta coraggio e sono salita.
Inutile dire che ero pressata. Davanti a me c’era un signore sulla quarantina, più alto di me e subito ho notato che il suo sguardo è stato catturato dalla mia scollatura. Non potevo farci nulla, ce l’avevo proprio di fronte ed eravamo schiacciati l’uno sull’altra. Comunque devo dire che era un bell’uomo, perciò ero entusiasta che guardasse me.
Subito dopo che l’autobus è ripartito alzando lo sguardo ho incrociato il suo che mi ha sorriso. Io ho contraccambiato il sorriso ma poi ho distolto lo sguardo tentando di guarda fuori dal finestrino.
Pochi secondi e sento il suo bacino premere contro il mio. Penso che siano quelli dietro di lui che lo spingono, eravamo tutti pressati e può succedere, così non dico nulla. Qualche altro secondo e mi rendo conto che mi sta spingendo con qualcosa di veramente duro, ce l’aveva in tiro! Si incrociano di nuovo i nostri sguardi e mi sorride di nuovo, io contraccambio ma subito guardo da un’altra parte.
Poi sento un movimento, qualcosa si appoggia sulla mia gamba, sono delle dita. Che sia lui? Chi può dirlo? Con questa calca non vedo dove vanno a finire le braccia di chi sta intorno a me, comprese le sue. Pochi istanti e le dita si fanno più insistenti, mi accarezzano l’esterno coscia. Tento di capire chi sia ma non ci riesco.
Poco dopo la mano si insinua tra la mia e la sua gamba. Doveva essere per forza lui, se fosse stato qualcun altro si sarebbe accorto anche lui e avrebbe probabilmente reclamato. Lo guardo e lui fa l’indifferente e mi sorride come prima.
La mano si sposta più al centro, adesso è arrivata al mio interno coscia proprio all’altezza del bordo della gonna. Ecco che accarezzandomi l’interno coscia inizia a salire.
Io sono pietrificata, non so cosa fare, con uno sguardo imbarazzato lo guardo di nuovo ma lui fa sempre finta di nulla e mi sorride ancora.
La mano sale ma si muove molto lentamente, la direzione è quella della mia fighetta ma ci mette tanto ad arrivare e questa lunga attesa mi rendo conto che mi sta eccitando ed inizio a sentire caldo tra le gambe, gli umori iniziano a bagnarmi. Ad un tratto mi rendo conto di quello che sto facendo e d’istinto chiudo le gambe. La sua mano continua a salire fino a raggiungere il mio perizoma e ad appoggiarsi delicatamente all’altezza del monte di venere.
Il contatto mi fa avere un sussulto, mi stava per uscire un gridolino ma per fortuno l’ho trattenuto.
Un paio di sue dita si insinuano sotto l’elastico del perizoma e scorrono fino al monte di venere ma non riescono ad andare oltre perché sto tenendo le gambe strette. Lo guardo, lui mi sorride ma io continuo a tenere le gambe strette.
Lui inizia a muovere le dita sul monte di venere ed io comincio ad eccitarmi fin che non resisto, ho proprio il desiderio che quelle dita mi esplorino tutta.
Allargo le gambe, lui se ne accorge subito e le sue dita scorrono per tutto il solco della mia fighetta poi risalvono ed arrivano al clitoride ed iniziano a stimolarlo.
Mi mordo le labbra, devo far attenzione a non farmi scoprire da nessuno.
Poi le dita scendono ed incontrano l’ingresso della mia fighetta. Iniziano ad entrare facilitate dai miei umori che escono copiosi.
Ho due dita dentro che si muovono e mi fanno impazzire.
Non gemere è davvero difficile.
Lui continua il suo lavoretto alternando massaggi al clitoride alle penetrazioni. Dopo un po’ mi rendo conto che sta per arrivare un orgasmo potentissimo. Prendo dalla tasca un fazzoletto e lo porto al naso facendo finta di dovermi soffiare il naso ma in realtà serve per nascondere le mie smorfie di godimento.
Lui sente che mi sono irrigidita e che sto vibrando sulle sue dita e qualche istante dopo gli innondo la mano di umori.
Toglie la mano, alza il braccio e lo porta al naso facendo finta di grattarselo, in realtà per annusare il mio odore, poi mi guarda e sorride.
Poi si abbassa un po’ verso di me e mi sussurra all’orecchio “puttanella hai visto che ti ho fatto godere? Dovresti ringraziarmi!”
Poi si ritira su e fa finta di nulla.
Vuole essere ringraziato? Adesso lo ringrazio io!
Senza farmi vedere da nessuno porto la mia mano sulla sua patta. Lui mi guarda sorpreso. Io glielo tasto da sopra i jeans, ce l’ha durissimo.
Prendo la zip ed inizio a calargliela. Mi guarda con uno sguardo interrogativo, non se l’aspettava. Evidentemente ha paura di essere scoperto.
Tirata giù la zip infilo la mano e vado subito dentro le mutande dove trovo un cazzo di belle dimensioni, tutto caldo e pulsante.
Scorro la mano fino alla punta e lo trovo umido.
Lo scappello ed inizio a giocare con il polpastresso dell’indice sul frenulo.
Lo guardo in faccia, adesso è lui che si trattiene a stento.
Rimanendo dentro i pantaloni, che per fortuna non era un modello attillato, glielo faccio uscire dalle mutande per poterlo lavorare più in libertà.
Inizio a muovere la mano avanti ed indietro facendogli una sega. Poi lascio il cazzo e gli accarezzo le palle. Sono belle grosse. Le prendo in mano e faccio come per stringerle e lo guardo. Non può dire nulla ma il suo sguardo è implorante. Le lascio e torno a dedicarmi alla sua asta. Lui ha un’espressione più rilassata. Gli faccio scorrere la punta dell’indice intorno al bordo della cappella e sul frenulo. Lui è in difficoltà, riesce a stento a trattenere le espressioni di godimento. Inizio a sfregare delicatamente il lato del mio dito sul suo frenulo. Mi avvicino un istante al suo viso e gli sussurro “pensa se fosse la mia lingua” e mi ritiro. Lui mi guarda sopreso negli occhi, si avvicina e mi sussurra “sei proprio una puttanella! Mi stai facendo impazzire!”
Io continuo fin che non sento che si sta irrigidendo, significa che gli manca poco. Allora ci metto un po’ di cattiveria, smetto di masturbarlo e tiro vi la mano. Lo guardo, la sua espressione è tra l’incazzato e l’implorante.
Rimetto dentro la mano, riprendo a masrturbarlo tenendolo in maniera che non mi imbratti la mano.
Ad un tratto viene. Porta una mano alla bocca per nascondersi e fa finta di tossire.
Tiro fuori la mano e gli chiudo la zip.
Faccio come lui prima, mi porto la mano al naso facendo finta di grattarmelo per annusare il suo odore. Lui vede la scena ed è esterefatto.
Premo il pulsante della fermata, appena in tempo. Scendo a fatica, lui mi ha seguita. La folla si dilegua, lui mi chiede “potrò rivederti ancora? Magari non dentor un autobus”.
Io lo guardo, gli guardo i pantaloni ed inizio a ridere. Gli indico i pantaloni, si guarda e si rende conto che ha una gran macchia sul davanti, la sua sborrata di prima.
Lo guardo e gli dico “non vado con i vecchi che non si trattengono e bagnano i pantaloni!” e ridendo me ne vado.

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