Sonia ed Edo

Sonia ed Edo

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Giunta l’ora del pasto, come al solito non avevo voglia di cucinare, e mi limitai ad aprire una scatola di tonno, che divorai senza neppure travasarne il contenuto nel piatto, accompagnandolo con pezzetti di schiacciatina e bevendo al collo di una bottiglia di vino bianco freddo.Gettai le immondizie nella pattumiera e passai la spugna sul tavolo, per lasciare un ordine almeno
apparente… con tutte le visite che ricevevo, avrei dovuto tenere la casa in modo decente.
Accesi una sigaretta, senza aspettare che la moka brontolasse per avvisarmi che il caffè era pronto.
Il suo richiamo mi colse mentre davo un’occhiata alla televisione che avevo acceso, ma
rigorosamente senza audio.
Sedetti sulla poltrona, e sorseggiai lentamente la bevanda bollente. La testa piena di immagini
recenti, il corpo ancora eccitato e fremente per le fugaci apparizioni di Serena.
Mi svegliai di soprassalto. Era passata più di un’ora, e mi ero addormentato seduto, con la testa
reclinata sul petto.
Era il campanello dell’ingresso che aveva trillato, riportandomi allo stato vigile.
Mi alzai ed apersi la porta. Aspettavo che Serena mantenesse la sua promessa, e fui ancora una
volta sorpreso nel vedere una faccia nuova, con una espressione meravigliata dipinta sul volto.
Si trattava dell’altra ragazza che viveva con Micky. Mi chiese scusa per il disturbo, e la invitai ad
entrare.
“Grazie, ma non mi sembra il caso… almeno non in queste condizioni!” ed indicò con la mano e
con lo sguardo il mio abbigliamento.
D’un tratto, mi resi conto che non mi ero ancora rivestito, e dall’accappatoio stretto, si poteva
vedere perfettamente ciò che di solito si nasconde alla vista.
“Scusami” dissi imbarazzato, tentando di chiudere quel minuscolo indumento “mi sono
addormentato in poltrona, e non mi ricordavo di essere nudo…”
“Sono venuta a chiederti un favore. Mi ha detto Micky che vi siete conosciuti, e quindi sei ormai
della compagnia. Avrei bisogno che tu facessi un salto da noi, perché è caduta la riloga di una tenda
della sala, ed ho bisogno di qualcuno che la regga mentre salgo la scala. Non c’è nessuno in casa, e
neppure Edo, che di solito rientra presto, è ancora tornato. Puoi? Se non ti disturba, naturalmente!”
“Certo. Vengo subito. Davvero non vuoi entrare? Tanto io salgo a vestirmi e sono pronto in cinque
minuti”
“No, torno a preparare le scale. Vieni quando puoi” e si allontanò.
Come al solito non avevo chiesto il nome, ma il suo viso era carino, sapeva di pulito. Una piccola
coda di cavallo raccoglieva i capelli biondo cenere. Le labbra sottili, gli occhi di un azzurro pallido.
Il corpo era magro, quasi non si percepiva la presenza dei seni, appena accennati sotto la camicia.
Nel vederla allontanare, notai le sue gambe lunghe dentro un paio di jeans scoloriti, e gli
scarponcini che sembravano aver camminato nelle paludi più fangose.
Corsi in camera, ed indossai sul corpo nudo un paio di pantaloni della tuta, e la giacca che chiusi
con la cerniera lampo . Un paio di scarpe leggere e fui subito fuori.
Bussai leggermente alla porta, che solo il giorno prima avevo aperto con determinazione. Venne ad
aprire la ragazza, che mi ringraziò di essere stato velocissimo.
Andammo in sala, e davanti alla grande finestra che conoscevo dall’esterno, si trovavano due scale.
Una di tre gradini, l’altra molto più alta.
“Io salgo sulla scala alta, e tu su quella piccola. Così puoi passarmi la riloga. “ Disse cominciando a
salire.
Guardavo il suo corpo sottile, e mi divertivo ad immaginare la sua pelle sotto la ruvida stoffa dei
jeans.
“Ecco… ci sei? Ti sei incantato?” rise la ragazza.

2
Salii i tre gradini e le allungai il lungo bastone pesante. Lo afferrò con entrambe le mani,, ma perse
l’equilibrio e rischò di cadere. Con un balzo ripresi la riloga per darle stabilità.
“Grazie. Hai i riflessi prontissimi!” mi disse quando l’affanno per lo spavento si placò.
“Non è il tuo mestiere” le dissi “lascia fare a me. Scendi e facciamo l’opposto”
Vedevo che nel gesto di scendere le gambe le tremavano, e la toccai leggermente, facendola
scivolare sul mio corpo.
Quando il suo viso giunse all’altezza del mio, si staccò, ma non mi sfuggì l’esitazione di un attimo.
“Sonia” mi disse porgendomi la mano.
“Jill” risposi portando la sua mano alle mie labbra con gesto simil-galante
“Non smentisci la tua fama, eh?” disse ritraendosi.
“Fama? Ma se sono appena arrivato! Cosa ne sai della mia fama?”
“Io so tutto. Anzi, tutti sappiamo tutto. Questo è un condominio molto particolare. Un giorno fatti
raccontare come è nato, e come mai siamo tutti amici, complici, spesso anche amanti”
Salii sulla scala, mentre Sonia mi porgeva la riloga. La agganciai in un attimo.
“ora però devi tenerla alzata con un bastone, perché possa agganciarla anche dalla tua parte” le
dissi.
“Vado a prendere una scopa. Ce la fai a reggerla ?”
“Ci provo! Se cado, ricordati che le mie ultime volontà sono depositate dal notaio”
“Stupido! Non voglio averti sulla coscienza”
“E dove vuoi avermi? Su qualcos’altro?”
“Smettila. Sono fidanzata”
“ok. Scusa. Scherzavo.”
Tornò in un attimo con la scopa. Si mise all’altra estremità dell’asta, ed io mi liberai per poterla
raggiungere.
Spostai la scala, e salii vicino a lei, avendo cura di sfiorarla con tutto il mio corpo con la scusa di
prendere in mano il bastone che stava reggendo.
La vidi imbarazzata, e pensai che lei non era proprio il tipo da avances. Avrei dovuto lasciarla stare.
In un attimo la riloga fu fissata, e scesi. Questa volta senza toccarla .
“Sei un mago anche in questo!” disse Sonia.
“Anche?”
“Anche, anche!”
“Hai ancora bisogno di me?” le chiesi quando le scale furono riposte.
“No, grazie. Ti sono debitrice” e mi diede un bacio sulla guancia.
La guardai negli occhi. Era incuriosita, provava un evidente desiderio di conoscermi meglio, ma le
convenzioni glie lo impedivano. O quelli che pensavo fossero i suoi tabù. Più tardi mi accorsi che la
mia diagnosi non poteva essere più sbagliata.
Mentre stavo per varcare la porta, entrò Edo. Rimase un attimo fermo, nel vedermi uscire. Poi il suo
viso si illuminò e mi porse la mano
“Ciao, sono Edo.”mi disse con un sorriso bianchissimo.
“Ed io sono Jill”
“Lo so. Hai lasciato il segno” disse schiacciandomi l’occhiolino
“Anche tu! Ma cosa avete pensato? Io sono un’anima candida!” scherzai.
“Forse l’anima… ma il corpo sembra che sia rosso fuoco!” disse ridendo, ed entrando
nell’appartamento delle ragazze.
“E tu? Non avrai già assaggiato il frutto proibito, eh?” rivolto a Sonia, mentre la baciava sulla
bocca.
“Lo sai che non lo farei mai senza di te!” rispose la ragazza guardandolo con occhi dolcissimi.
Tornai nel mio appartamento. L’ultima frase di Sonia mi aveva lasciato interdetto. Lasciava spazio
ad una doppia interpretazione. Voleva dire che non avrebbe fatto del sesso senza lui, o che con lui
avrebbe potuto fare del sesso con me?
Mi tenni il dubbio, mentre mi rivestivo per uscire a fare quattro passi in paese.

3
In giardino incontrai quasi tutti. Era l’ora del rientro a casa, terminata la giornata di lavoro.
Serena fu la prima. “Ciao bell’uomo!” mi gridò da lontano
“Ciao, donna di fuoco!” le risposi
“Vai a spasso?” mi chiese quando mi fu vicina.
“Quattro passi per ossigenare i polmoni. Altrimenti invecchio…”
“Con tutta la ginnastica che fai, hai ancora bisogno di ossigenarti?” scoppiò a ridere Serena, nel
lasciarmi.
“Ci si vede, più tardi?” Le chiesi.
“Non lo so. Forse. Devo fare delle cose. Ma se riesco a liberarmi per cena, mangiamo qualcosa
insieme.”
“Da te o da me?” domandai
“Si vedrà. Sempre che tu sia libero!” rispose
“E dai! Ma per chi mi avete preso?” dissi con voce seccata.
“Per quello che sei. Il nuovo gallo del pollaio!!!” e se ne andò ridendo.
Poco dopo incontrai il convivente di Edo. Mi fece un ampio sorriso, e disse due parole di cortesia.
Nell’oltrepassarlo, pensai alla stranezza della situazione. Era chiaro che viveva con Edo. E che la
loro amicizia era al livello di una coppia di fidanzati. Ma allora, come si conciliava che Edo era a
sua volta fidanzato con Sonia? E lei come poteva tollerare questo stato delle cose?
Al cancello, come la prima volta, incontrai Micky. Questa volta era già entrata, e mi attese per farmi
passare.
“Ciao Jill!” disse con un bellissimo sorriso. “Come stai? Sei ancora arrabbiato con me?”
“Non lo sono mai stato, Micky. Ho soltanto giocato al tuo gioco. Dici che ho sbagliato?”
“Sei un buon giocatore. E non solo! Mi hai lasciata molto turbata!” disse mentre con il dorso della
mano mi accarezzava una guancia.
“Spero positivamente!” le risposi afferrandole la mano e baciandola leggermente.
“Moooolto positivamente.” E scattò in avanti per appoggiare le sue labbra alle mie.
Nel contatto con la sua bocca, sentii un fremito in tutto il corpo. Dischiuse le labbra, e lasciò uscire
una linguetta civettuola che mi leccò appena i bordi della bocca. Poi si staccò e proseguì la sua
strada.
Camminai per più di un’ora, entrai in paese, ne uscii dall’altro lato e proseguii per un viottolo di
campagna, tra gli alberi.
Arrivato ad una radura, vidi alcune macchine ferme. Erano certamente coppiette in cerca di
tranquillità. Feci il giro più largo, per evitare di disturbarli.
Tornato a casa, vidi un biglietto adesivo sulla porta. C’era scritto:”Vieni a cena da noi, stasera?” Era
scritto con una grafia molto giovanile, ed era firmato Sonia.
Mi voltai verso la finestra della casa delle ragazze, ma non vidi nessuno. Entrai e cominciai a
riporre gli acquisti che avevo fatto in paese. Il necessario per una degna sopravvivenza….
Noccioline, patatine fritte, olive, una bottiglia di gin, una di Martini, pane, latte e qualche
formaggio.
Non mi accorsi che qualcuno era entrato, e che ora si trovava dietro di me.
“Serena! Sei silenziosa come un gatto!” dissi rivolto alla tipa scapigliata e scalza che si trovava alle
mie spalle.
“Avrei potuto ucciderti!” mi disse con voce roca.
“Sai che divertimento!” le risposi con noncuranza.
“Mi stai sfuggendo!” mi disse con tono di rimprovero.
“Ma dai… sono stato invitato a cena da Sonia. Non so chi ci sarà!”
“Sonia e Edo. Nessun altro. Micky è andata dai suoi con Paola. Ed io non sono stata invitata”
“Ti invito io, se vuoi” azzardai.
“Non credo che sia la cosa giusta. Penso che tu debba andare da solo. Poi, se vuoi, puoi venire a
dormire da me”

4
“Certo che voglio. Anzi… se vuoi…. Possiamo cominciare a dormire un po’ adesso!” accennai con
voce tentennante.
La presi tra le braccia, e la strinsi.
Lei resistette un poco, poi incollò le sue labbra alle mie e mi baciò con una foga ed una passione
che non avevo mai sentito prima di allora.
“Hai voglia, eh .. maialina!” le dissi quando riuscii a liberarmi dalla sua lingua impertinente.
“Da morire. Ma non ora. Stasera voglio farti impazzire.” Mise in bocca un’oliva e fece per
andarsene.
La fermai per un ultimo bacio, e lei mi restituì l’oliva giocando con la mia bocca.
Sentivo che non aveva voglia di andarsene, e la presi in braccio. La appoggiai a sedere sul tavolo di
cucina, continuando a baciarla.
Le mie mani cominciarono a slacciare la sua ampia camicia, e piano accarezzai i suoi seni. I
capezzoli erano già durissimi.
“Ma… vai in giro con una camicia… e basta? “ le chiesi quando mi accorsi che con la camicia le
avevo già tolto ogni indumento.
“Venivo da te, stupido. “ rispose baciandomi di nuovo.
Le mie mani corsero lungo il suo corpo, mentre le gambe si aprivano per consentirmi di toccarla in
profondità.
Scivolò ancora un poco in avanti, premendo sul mio sesso ancora ingabbiato dai pantaloni.
Passò le mani tra i miei capelli, poi con una leggera pressione, spinse la mia testa in basso, verso il
pube, e capii che desiderava un bacio profondo.
Sentivo il suo profumo meraviglioso, via via che mi avvicinavo al suo bocciolo. Lei si stese sul
tavolo, lasciando le gambe divaricate, ed io, raggiunto il suo morbido pelo, cominciai a leccare
piano, toccando appena le grandi labbra, poi le piccole, ed infine con un guizzo scivolai sul clitoride
bagnato e pronto a regalarle una scossa di piacere.
Con le mani le tenevo le gambe bene aperte, e cercai una posizione comoda per continuare la mia
opera di eccitazione. Mi inginocchiai davanti a lei, guardando quella meravigliosa creatura,
spalancata e disponibile.
Continuai a leccarla con maggiore intensità, e la sentivo gemere dal piacere. Sentivo il suo umore
uscire e bagnarmi il viso. Anche la mia eccitazione era fortissima, e non vedevo l’ora che
esplodesse in un orgasmo, per entrare in lei e godere nel suo ventre.
Fummo interrotti dal campanello di ingresso.
“Cazzo!” sbottò Serena dalla sua posizione spalancata.
“Vedo chi è. Non muoverti. Torno subito.”
Misi una mano nei pantaloni per dare un assetto “decente” alla mia verga che premeva sulla patta.
“Scusa se ti disturbo” disse Edo, entrando senza neppure essere invitato.
“Figurati… scusami ma sono un momento impegnato….”
“Lo so….Ciao Serena!” disse all’indirizzo della cucina.
“Ciao rompiballe” rispose Serena con aria scherzosa
“E dai… cosa vuoi che succeda se te lo porto via un momento!” continuò Edo
“Dimmi, allora” chiesi al ragazzo. Lo guardavo con uno sguardo nuovo. Era davvero un ragazzo
bellissimo. Un pochino effeminato nell’aspetto, con il viso perfettamente liscio, e quel sorriso…
“Volevamo sapere se allora vieni”
“Certo, grazie. Molto volentieri. Devo portare qualcosa?” risposi
“Te. Tu sei tutto quello di cui abbiamo bisogno” Chiuse Edo.
Serena ci raggiunse in sala. Le lanciai uno sguardo interrogativo, e lei rispose.
“E’ scomodo il tavolo di cucina” disse raggiungendo la porta di ingresso.
“Aspetta…” le chiesi. Con lo sguardo più coinvolgente mi riuscisse di fare.
“Ci vediamo più tardi. Ti aspetto”. Ed uscì, dopo aver dato un buffetto sulla guancia a Edo.
“Trattatemelo bene, sto ragazzo.” Disse mentre apriva la porta della sua casa.
“Sai che siamo dolcissimi con i nostri ospiti” rispose Edo, mentre cominciava a scendere le scale.

5

Mancava ancora un’ora alla cena, e fui solo in casa, con una spaventosa voglia di sesso.
Corsi al piano di sopra, mi spogliai, e cominciai a lavarmi molto accuratamente. Un leggero soffio
del mio profumo, un bidè molto accurato, un controllo alle unghie di mani e piedi. Avrei dormito
con Serena. Se di dormire si poteva trattare…
Ero indeciso su cosa indossare per la cena. Optai per un paio di pantaloni cachi ed una sahariana.
Gli slip neri, ed un paio di sandali. Mi accorsi che la barba era cresciuta, e passai il rasoio elettrico
sui punti più ruvidi.
Alle sette e mezzo in punto suonai al campanello. Nessun rumore dall’interno. Attesi qualche
istante, e suonai nuovamente.
Alle mie spalle si aprì la porta dell’appartamento di Edo, e ne sbucarono i due ragazzi.
“Eccoci. Eravamo andati a sistemare un po’ la casa di Edo.” Disse Sonia aprendo la porta della sua
casa.
Accese la luce, e mi apparve una bellissima tavola imbandita. Una tovaglia a fiori, piatti e bicchieri
di cristallo. Roba da festa di gala.
“Che meraviglia! Aspettate qualche diplomatico?”
“Aspettiamo te. Sei tu il nostro ospite. Vogliamo che ti senta trattato nel migliore dei modi”
“Benvenuto nella nostra casa, Jill. “ disse Sonia con un leggero inchino.
“Ohi… mi mettete in imbarazzo!” risposi scherzando.
“No, ora puoi metterti comodo. Ogni tuo desiderio sarà da noi esaudito. E se potremo, andremo al
di là di ogni tuo desiderio!”
La serata si prospettava molto eccitante, e decisi di lasciarmi andare.
Sonia da dietro le mie spalle mi cinse in un abbraccio, e mi invitò a voltarmi.
Senza lasciare la presa, iniziò a baciarmi sulla fronte, sugli occhi, sul naso. Poi scese sulla bocca, e
percorse le mie labbra con la lingua. Sentivo la presenza di Edo, e capivo che questo era un loro
gioco. Mi tornarono alla mente le parole di Sonia, all’uscita nel pomeriggio . Ecco, questo era il
significato.
“Non stupirti di nulla. Lasciati andare, se vuoi. E se qualcosa ti sembrerà strano, o se hai dei tabù
che ti limitano, cerca di superarli. Questa è la serata del piacere. Ogni genere di piacere. E se lo
vorrai, renderemo questa giornata indimenticabile.” Disse Edo con voce flautata.
“Siedi a tavola, saremo pronti in un attimo” e sparirono in un’altra stanza.
Pochi istanti dopo, sentii una musica jazz, molto calda, e sedetti alla tavola.
“Ma dai.. da solo? E voi non mangiate?” gridai al loro indirizzo.
Non ottenni alcuna risposta.
Passarono alcuni minuti, e Sonia fece il suo ingresso. Era vestita con un bellissimo abito cinese di
seta, ed i capelli erano raccolti sulla testa con un piccolo chignon. Portava un vassoio di legno, su
cui erano adagiati alcuni gamberoni scottati alla griglia.
Sulla tavola non c’erano posate, ma solo alcune ciotole con salse colorate. Un solo piatto, tre
bicchieri al mio posto.
Sonia si avvicinò a me, e prese con due dita un gamberone. Lo intinse leggermente in una salsa
colorata, e lo portò alla mia bocca. Lo strofinò leggermente sulle labbra, ed io lo addentai. Si
ritrasse leggermente, facendo cenno di no, di non farlo.
“mordilo con le labbra” mi disse, facendo il gesto di infilarlo nella sua bocca. Ne lasciò un pezzetto
fuori, e si avvicinò con la bocca alla mia. Lo presi con le labbra, sfiorando le sue, e ne mangiai un
pezzo
Proseguì con il secondo gamberone, che però intinse in un’altra ciotola. Era piccante, ma molto
saporita.
Sentivo lo sguardo di Edo, anche se non ne percepivo la presenza fisica. Sicuramente doveva
godersi lo spettacolo dalla porta socchiusa della cucina.
Sonia fece per prendere il terzo gamberone, ma le cadde in terra. Feci il gesto di raccoglierlo, ma mi
fermò. Si chinò, voltandomi le spalle, e scese lentamente giu, giu fino a terra, lasciando che il
vestito di seta si alzasse per scoprire le sue gambe, inguainate in calze a rete.

6
Aveva un reggicalze nero, ed un minuscolo tanga che lasciava scoperto un sederino tondo e
bellissimo.
Si alzò, voltandosi leggermente per guardare la mia espressione, e rimesso il gamberone sul
vassoio, tornò in cucina lentamente.
Poco dopo entrò Edo. E mi lasciò a bocca aperta. Aveva una camicia di seta blu attillatissima, ed un
paio di pantaloni di pelle nera che lo fasciavano molto stretto. Le sue forme erano in evidenza, ed il
suo petto, liscio e leggermente muscoloso, si lasciava intravedere dall’allacciatura sbottonata.
Portava una zuppiera con una strana minestra, di colore bianco, calda e profumata.
Tuffò un cucchiaio di argento nel liquido, e lo portò alla mia bocca. Lo bevvi lentamente,mentre
con l’altra mano mi accarezzava i capelli.
Era una meravigliosa minestra di panna e pesce, leggermente piccante. Temevo fosse troppo calda,
ma la temperatura era perfetta per sorbirlo.
Non sapevo dove mettere le mani, e cominciai a toccare le sue gambe, ma Edo mi fece cenno di
fermarmi.
Con il corpo sfiorò la mia schiena, e sentii la sua protuberanza diventare più consistente. Era la
prima volta che sentivo il contatto con un maschio, e la cosa mi dava un piacere sottile.
Nel porgermi il quarto cucchiaio, Edo finse di rovesciare un po’ di liquido sul mio viso, lasciandolo
colare sulla camicia.
Si affrettò a posare la zuppiera, e con mani esperte, mi slacciò la camicia e la gettò sul divano poco
lontano. Poi si avvicinò con fare studiato, ed il viso fu vicinissimo al mio. Attese un attimo la mia
reazione, e poiché non ne ebbi alcuna, estrasse la lingua e piano piano cominciò a leccare la
minestra che mi aveva sporcato il mento, ed era scivolata sul collo.
Sentivo un piacere dolcissimo al passaggio di quella lingua, che non si fermava… scendeva piano
sul collo, poi sulle spalle, ed infine si fermava sul capezzolo, leccandolo lentamente.
Un uomo! Era un uomo , ed io provavo un piacere intenso, magnifico.
Sonia lo raggiunse. Aveva cambiato abito. Ora indossava una lunga tunica bianca, che le arrivava ai
piedi, ed uno spacco laterale arrivava dall’anca fino a terra.
Portava un vassoio con una colorata insalata di pollo. Era tagliata in pezzi piccolissimi, e profumava
di spezie.
Edo accompagnò la sua compagna a capo tavola, poi la prese in braccio e la distese sul desco,
facendo spazio tra tutte le cose che vi erano appoggiate.
Con una mossa lenta ma sapiente, alzò la tunica che copriva Sonia, lasciando il suo corpo nudo
davanti ai miei occhi. Poi prese dal piatto di portata una manciata di pollo , e la adagiò sul ventre di
Sonia. Senza una parola, mi invitò a mangiare direttamente con la bocca, mentre lui faceva
altrettanto.
Sentivo la pelle della ragazza che scottava, al contatto con le mie labbra rabbrividire e poi rilassarsi.
Mangiavo lentamente, aiutandomi con la lingua. I pezzetti di pollo e verdure erano buonissimi, e
Sonia, con gli occhi chiusi, era il miglior piatto su cui avessi mai appoggiato il cibo.
Quando non rimase più neppure un pezzetto di carne, Edo sparì per un attimo in cucina, e ne tornò
con una brocca di vetro trasparente. Conteneva un vino di un color rosso brillante. Guardandomi
fisso negli occhi, cominciò a versarne sul corpo nudo di Sonia, mentre io con la lingua cercavo di
berne come potevo.
Il vino si insinuava in ogni piega, ed io lo seguivo con la lingua e con le labbra. Sonia si schiuse, e
lasciò che il vino le bagnasse il pube, perfettamente rasato, e si insinuasse in una piccola dolcissima
fessura. Continuai a leccare, ed a seguire quel rivolo rosso, finchè sentii il contatto con il suo
piccolo sesso. Il clitoride era nascosto tra le grandi pieghe, e lo toccai appena con la punta della
lingua, provocando un gridolino di piacere.
Edo dall’altra parte, faceva altrettanto, finchè le nostre lingue si incontrarono tra le gambe di Sonia,
e si toccarono.

7
Quando anche l’ultima goccia di vino fu bevuta, Sonia si alzò, e si diresse in cucina, ormai senza
abiti. Edo si era tolto la camicia, ma aveva ancora i pantaloni che comprimevano il suo basso
ventre.
Era evidente la sua eccitazione, e potevo riconoscere la forma del suo grosso fallo, e la forma
perfetta del suo fondo schiena.
“Ora mangiamo noi!” sentenziò Sonia entrando con una terrina colma di crema.
Edo mi si avvicinò, e guardandomi negli occhi senza mai staccare lo sguardo, cominciò a slacciare i
miei pantaloni che in breve caddero ai miei piedi. Il suo lieve sorriso mi intrigava, le sue mani
percorrevano i miei fianchi, alla ricerca degli slip da abbassare.
Sentii le sue unghie graffiarmi leggermente, mentre afferrato l’elastico con entrambe le mani,
abbassava l’ultimo riparo alla mia totale nudità.
Ancora una volta, il mio pensiero era divertito, confuso ed eccitato. Era un uomo quello che mi
stava spogliando. Erano sue le mani che mi davano piacere. Ed io non provavo nessun imbarazzo.
Quando l’estensione delle sue braccia arrivò al massimo, Edo avvicinò il suo viso al mio, e sfiorò le
mie labbra con un bacio. Poi scese piano lungo il petto, baciandomelo piano, mentre le mani
completavano il loro lavoro. Ero nudo, in mezzo alla sala, con un uomo che mi baciava il petto,
scendeva sul ventre, e le sue mani risalivano accarezzando le mie gambe.
Sonia, seduta sul bracciolo della poltrona, ci guardava con aria rapita, mentre con una mano
accarezzava l’interno delle sue cosce.
Edo si alzò, e mi prese in braccio, senza apparente sforzo. Mi distese sulla tavola dove poco prima
era stata Sonia, e mise le mie braccia penzoloni fuori dal tavolo. Poi versò il contenuto della terrina
sul mio petto, sul ventre, sul pube ed infine sul mio sesso eretto.
Chiamò Sonia vicino a sé, e cominciarono a leccare la crema dal mio corpo. Sentivo le loro lingue
magnifiche toccare ogni punto della mia pelle, e provavo una sensazione indescrivibile. Man mano
che esaurivano la crema, scendevano sempre più in basso, ed io pregustavo il piacere di sentire le
loro bocche sul mio sesso.
Leccavano, succhiavano e poi si baciavano avidamente, quasi a rubare l’uno dall’altra il sapore del
mio corpo.
Venivano a baciarsi proprio davanti al mio viso. Uno da una parte, l’altro dall’altra, si davano
appuntamento vicino alla mia bocca. Le loro lingue giocavano, sentivo il caldo dei loro fiati, ed il
dolciastro della crema misto al profumo delle loro bocche.
Ad ogni bacio, una lingua cercava la mia. Era lei, era lui. Le loro mani, intanto, spalmavano la
crema sul resto del mio corpo.
Scendevano sempre più ed infine giunsero al pube. Lei fu sveltissima a leccare la mia grossa asta,
mentre lui si soffermava sui testicoli che erano gonfi e durissimi.
Poi lui risalì con prepotenza, e tolse lo scettro dalla bocca di Sonia per impossessarsene, e farmi la
più dolce carezza che una lingua abbia mai saputo fare.
Ero al settimo cielo. Tutto il corpo partecipava a quel magnifico piacere, e non riuscivo ad
immaginare a quali altre dolci torture quei due dei dell’amore mi avrebbero sottoposto.
Sonia lasciò per un attimo la postazione, venendo a baciarmi con passione. Sentivo le labbra di Edo
sul mio glande, la bocca di Sonia sulla mia bocca. Poi la ragazza mi sussurrò di voltarmi, ed io
ubbidii.
Presto sentii che nuova crema era scivolata lungo la schiena, ed altra ancora scendeva nel solco del
mio sedere.
Ripresero a leccare, a succhiare, e quando giunsero in prossimità del mio buchino, divaricarono le
mie gambe e cominciarono a risalire con un effetto speculare.
Il mio piacere era ormai giunto alle stelle. Le loro lingue si alternavano a leccare, penetrarmi
appena, ritrarsi. E si baciavano, e tornavano a baciarmi.
Ero ormai alla soglia dello sfinimento. Edo prese un altro cucchiaio di crema, e lo lasciò colare sulla
mia schiena. Poi si avvicinò con il suo corpo al tavolo, all’altezza della mia mano, e premette con

8
forza. Dall’altra parte, Sonia aveva fatto lo stesso gesto, ed ora una mia mano accarezzava il sesso
durissimo attraverso i pantaloni di Edo, e l’altra si insinuava tra le pieghe del caldo nido di Sonia.
Cercai una cerniera lampo che mi consentisse di sfilare i pantaloni di Edo, ma non la trovai. In
compenso, Sonia si era aperta, e lasciava che le mie dita giocassero con il suo clitoride,
ricompensandole con il suo caldo liquido.
Ad un cenno di Sonia, tutt’e due i miei amanti si ritirarono, lasciandomi solo e nudo sul tavolo.
All’improvviso sentivo freddo e mi chiesi cosa quei due scalmanati stessero preparando per il mio
immediato futuro.
Non si fecero attendere. Edo entrò con una spugna e Sonia con un catino pieno di acqua calda e
profumata con essenza di rosa.
Passarono tutto il mio corpo, e dopo averlo ben lavato (con ovvia attenzione ai particolari), mi
asciugarono con un morbido asciugamano di spugna.
Si allontanarono nuovamente, e subito dopo ricomparvero con una boccetta di cristallo che
conteneva un liquido azzurro.
Edo versò l’olio profumato sul mio petto, e le quattro mani cominciarono a spalmarlo e
massaggiarlo in ogni punto.
Era un massaggio dolcissimo, e le loro mani morbide mi davano delle scosse di piacere intenso.
Terminato il massaggio, riposero la boccetta e Sonia salì sul tavolo, appoggiandosi ad una seggiola.
Si distese sopra di me, per lungo, mentre Edo mi trascinava lentamente verso l’esterno, in modo da
far penzolare le gambe dalla sponda.
Sentivo il corpo di Sonia sul mio, e la morbidezza della sua pelle mi faceva impazzire.
Il suo morbido sedere era all’altezza del mio sesso, e lei scivolava piano fino al limite del tavolo.
Edo intanto si era spogliato. Lo aveva fatto davanti ai miei occhi. Aveva fatto scivolare la cerniera
laterale dei suoi pantaloni, ed ora si trovava completamente nudo con la sua grossa spada all’altezza
del mio viso. Rimase qualche istante in quella posizione, fingendo di occuparsi della testa di Sonia,
ma io sapevo che voleva farmi conoscere più da vicino lo strumento del piacere.
Poi si portò in fondo al tavolo, e con le mani aprì le gambe di Sonia. Sentivo il suo sedere aprirsi
all’altezza del mio pube, e godevo del suo contatto.
Da un gemito liberatorio capii che Edo era entrato in Sonia. Sentivo il suo corpo tra le mie gambe,
mentre il mio sesso scivolava tra i loro corpi uniti. Li sentivo amarsi, e li amavo per la loro
meravigliosa capacità di coinvolgermi senza alcun pudore nei loro giochi.
Edo entrava ed usciva con molta lentezza, ed io percepivo i suoi colpi nel sussulto del corpo di
Sonia.
Con le mani accarezzavo i seni della ragazza, e scivolavo verso il ventre, fin dove le braccia mi
consentivano. I miei amanti godevano di tutto, la loro pelle, al pari della mia, era un enorme centro
del piacere.
Quando sentii che il mio corpo, schiacciato dal peso sul duro del legno, cominciava a dolermi, mi
alzai sui gomiti per vedere lo spettacolo di quel gioco d’amore, e poco dopo Edo si ritrasse.
“Andiamo sul letto, Jill. Saremo più comodi” mi sussurrò Sonia, dopo essersi voltata su di me, ed
infilandomi subito dopo la lingua in un orecchio.
La baciai lungamente, mentre sentivo i suoi seni appuntiti premere contro il mio petto. Il mio sesso,
ormai enorme, era imprigionato tra le sue gambe chiuse.
Ci alzammo, e tenendoci per mano entrammo nella camera da letto matrimoniale, dove ci attendeva
un letto con lenzuola nere e lucide di seta.
Per primo si distese Edo. Ora potevo vederlo nella sua totale nudità. Era davvero molto bello, e mi
invitava a raggiungerlo. Sonia si scusò, ed entrò in bagno.
Mi distesi accanto a Edo. Non provavo vergogna né imbarazzo. Le sue mani presero ad accarezzare
subito il mio corpo, impossessandosi subito del mio sesso. Feci altrettanto, e percepii per la prima
volta il contatto con l’asta di un uomo. Era calda, pulsante, morbida. Lo accarezzavo lentamente,
facendo scivolare la mano per tutta la sua lunghezza, e poi soffermandomi sul glande che era ancora

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più liscio, morbido. Volse il viso verso il mio, ed iniziò a baciarmi. Un bacio lento, pieno di
sottintesi, con la lingua che cercava la mia, e con questa scivolava nella mia bocca, poi nella sua.
Lentamente si mise sopra di me, mentre continuava a baciarmi. La mia mano si trovava in una
posizione scomoda per continuare ad accarezzarlo, ma non se ne preoccupava. Sentivo il suo corpo
sul mio, ed il sedere scendeva dal mio ventre verso il pube.
Sonia entrò che eravamo ancora avvinghiati, e continuavamo a baciarci.
Salì sul lettone, e mise la sua testa tra le nostre gambe, baciando ora il mio ora il suo sesso. Quella
breve pausa mi aveva dato la possibilità di resistere ancora al violento orgasmo che da troppo tempo
si stava preparando.
Sentivo la bocca di Sonia percorrere il mio pene in tutta la sua lunghezza, scaldarlo con le sue
morbide labbra, poi allontanarsene per raggiungere quello di Edo che la attendeva.
Noi non smettevamo di baciarci, e la cosa mi pareva assolutamente naturale e bellissima.
Poi Sonia si alzò, e prese un liquido incolore. Venne verso di noi, ma Edo la fermò.
“Non ancora, amore” le disse prendendo la boccetta.
Si spostò su di un fianco, e mi guardò. Aveva una luce incredibile negli occhi.
“Sei fantastico, Jill” mi disse Edo baciandomi ancora una volta.
“Mi avete stregato” risposi lasciandomi andare.
Piano scivolò lungo il mio fianco, poi si distese al contrario accanto a me. La sua bocca era ora sul
mio sesso, ed il suo era ad un centimetro dalle mie labbra.
Non fece nulla per costringermi. Rimase fermo, mentre succhiava il mio pene con la passione di un
grande amante.
Avvicinai le labbra al grande bastone, e cominciai a leccare la sua punta. Temevo che il suo sapore
mi disgustasse, ma non provai alcun problema. Cominciai a leccare e poi a succhiare quel grosso
arnese, mentre Sonia si avvicinava al mio viso e mi incitava con lo sguardo. La sua lingua mi
insegnava i posti più sensibili, la sua bocca succhiava quando io smettevo. Edo gemeva e godeva
alzando ed abbassando il ventre. Io sentivo il mio uccello durissimo nella sua bocca, e temevo di
esplodere in un istante.
Ci fermammo quando l’eccitazione era ormai al massimo.
Sonia, in piedi davanti al letto, mi fece cenno di alzarmi, lasciando Edo sdraiato. Poi prese la
boccetta dalle mani del suo uomo, e fece cadere qualche goccia di un liquido denso sul buchino del
sedere di Edo.
“Entra in lui, Jill. Ti sta aspettando” mi disse Sonia, prendendomi per mano.
Mi coricai accanto al mio nuovo amante, e lui si mise in posizione laterale. Presi in mano il mio
pene, e lo avvicinai a Edo . Sonia con le mani mi aiutava, allargando le gambe di Edo, e
prendendomi tra le sue mani, spingeva perché entrassi.
Sentii che la sua porticina cedeva, e fui dentro di lui. Era la mia prima esperienza, ma sentivo di
muovermi senza alcun problema, con un immenso piacere che risaliva il mio corpo.
Sonia si stese accanto a Edo, e lui si allontanò per un attimo da me.
Lei fu sotto, e lui le aprì le gambe, entrando subito dentro di lei. Poi con una mano raggiunse il mio
uccello, e lo portò nuovamente nel suo piccolo orifizio. Lui si agitava, lei mugolava. Io dentro di lui
godevo da morire. La situazione era pazzesca ed eccitantissima. La mia posizione era un po’
scomoda, ma era l’unica possibile, rannicchiato contro di lui, per non pesare sulla piccola Sonia
anche con il mio corpo.
“Lasciati andare, Jill. “ Disse Edo tra i sospiri. “Non preoccuparti. Io non resto incinto….e poi
potremo giocare tutta la notte!”
Cavalcai in un’estasi di piacere, mentre Sonia gridava di godimento.
Con le mani accarezzavo il sesso di Edo, ma sentivo la mancanza della sua bocca da baciare.
Quando infine sentii che l’ondata era ormai incontenibile, mi lasciai andare all’orgasmo più lungo
che avessi mai provato nella mia vita. Edo godeva e mugolava, Sonia esplodeva in un lungo
orgasmo che la lasciava senza fiato.
Mi fermai, scivolando accanto a Sonia che giaceva ancora sotto i colpi di Edo.

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“Fermati, amore. Non ne posso più” disse la ragazza con un filo di voce.
“Jill… ti prego… aiutalo tu” mi chiese baciandomi .
In quel momento, appena esploso, il mio corpo avrebbe dovuto esser sazio, ma sentivo ancora una
voglia tremenda. Non avevo mai provato una penetrazione, ma non attesi neppure un secondo.
“Vieni da me, Edo. Voglio che tu sia il mio primo uomo”. Gli dissi.
Sonia aveva preso la boccetta, e stava ungendomi fino in profondità. Le sue dita accarezzavano il
mio buchino, e poi piano si introducevano, preparando la strada alla potente verga di Edo.
“Non aver paura. Devi solo rilassarti. Sarà bellissimo, te lo giuro” mi tranquillizzò Sonia.
“Sarò dolcissimo” le fece eco Edo, mentre si spostava alle mie spalle.
Le dita di Sonia lasciarono il mio corpo, e sentii che Edo appoggiava il glande al mio buchino.
Respirai profondamente, e sentii che quel contatto morbido e caldo mi dava un grande piacere. Edo
spinse lentamente, e sentii che stavo per accoglierlo. Mi rilassai, e lasciai che i miei muscoli fossero
inerti. Quando ormai il corpo era totalmente rilassato, Edo entrò in me con una tale dolcezza che
provai solo un fortissimo piacere. Avanzava lentamente, e si ritraeva, poi di nuovo lo sentivo dentro
di me che si faceva largo. E la sua carne mi provocava una nuova sensazione magnifica. Il mio
sesso si era nuovamente eretto, ed ora era durissimo e pronto per un’altra cavalcata.
Sonia se ne accorse, e venne a baciarlo. Lo accarezzava, lo succhiava.
Sentivo il caldo arnese di Edo che entrava ed usciva da me, e Sonia gli chiese qualcosa con lo
sguardo. Capii di cosa si trattava, quando Edo uscì dal mio corpo, per permettere a Sonia di
distendersi sul letto sotto di me, e di accogliermi nel suo caldo rifugio.
Mentre sentivo il mio membro scivolare dentro Sonia, Edo entrava nuovamente in me, ed
imprimeva ai nostri corpi un ritmo crescente. Mi accorsi che il mio nuovo amante era arrivato al
massimo del piacere, dai sussulti del suo corpo, dai gemiti e dai fremiti che lo pervadevano tutto.
Sonia gridò nuovamente di piacere al culmine del suo orgasmo, e Edo esplose dentro di me,
regalandomi un godimento che mi lasciò esanime, mentre anch’io lanciavo il mio seme a caldi fiotti
nel ventre di Sonia.
Restammo ad ascoltare i nostri respiri affannosi, tutt’e tre vicini nel lettone, con i nostri corpi
ancora nudi e frementi che si toccavano, ancora eccitati ma appagati.
“E adesso, vai da Serena, se ne hai la forza!” scoppiò a ridere Edo

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