Un Condominio molto speciale: 7 – Un dolce risveglio

Un Condominio molto speciale: 7 – Un dolce risveglio

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Ero ormai abituato a svegliarmi con qualche sorpresa, e quel mattino non fece eccezione.
Da quando Serena aveva capito che ho un sonno molto duro, e che mentre dormivo avrebbe potuto farmi qualunque cosa senza svegliarmi, ero diventato preda dei suoi capricci erotici, e quello che era ancora peggio, ora stava dando lezioni a Paola. E che lezioni!
Aprii gli occhi e subito sentii che il mio corpo era freddo, strano.
In fondo al letto, le due ragazze armeggiavano con una bottiglia di olio per bambini, e tutto il mio corpo ne era cosparso. Viscido come un pesce da buttare in padella, feci per muovermi ma non riuscii. Avevo le mani legate alla spalliera del letto, e le gambe divaricate, legate anch’esse alle assi del fondo. Spalancato e nudo, non mi rimaneva il minimo spazio per il pudore.
“Ben svegliato, amore mio!” disse in un fiato Serena.
Paola non disse nulla, ma venne subito a baciarmi.
“Cos’è questo scherzo? Non mi piace affatto di essere legato. Non vi sembra di esagerare?”
“A noi, no. Non ci sembra affatto di esagerare. Vero, Paola?”
Paola la guardò sorridendo.
“Ora stai fermo, che ti dobbiamo guardare e fotografare. D’altra parte, il gioco della fotografia l’hai inventato tu… ed ora ne subisci le conseguenze!”
“Noooo, io ho solo fatto qualche scatto! Sei tu, perversa aguzzina, che ci marci, eccome!”
Come per tutti i giochi, sentii che la carica erotica di Serena mi avrebbe coinvolto, e smisi di lamentarmi, adattandomi alla situazione.
L’olio abbondante, scendeva a piccole gocce sul letto, e mi dava la sensazione di umido.
Le donne erano nude, e si apprestavano ad iniziare a giocare con me. Gli scatti furono pochi, e si limitarono a riprendere alcuni dettagli del mio corpo. Ridevano, e si scambiavano la fotocamera, suggerendo le inquadrature più interessanti. Scattavano, si spostavano e ricominciavano a giocare.
Quando Paola mi si avvicinò nuovamente, sentii il profumo della sua pelle che mi faceva girare la testa. Dall’altra parte del letto, Serena profumava allo stesso modo. Sicuramente le due avevano fatto una doccia insieme, prima di mettersi a giocare con me.
“Tocca a te” disse Serena, sorridendo a Paola, che si avvicinò fino a sfiorarmi il viso, ma senza toccarmi.
Aprì appena le labbra, e fingendo una carezza a bocca aperta, percorse il mio viso, indugiando sugli occhi. Sentivo solo il suo alito caldo e profumato. Nessun contatto.
Il mio corpo era ancora addormentato, ed il mio sesso, piccolo, giaceva su un lato.
Paola si ritrasse, e Serena si avvicinò, facendo lo stesso gesto. Sentii il calore del suo viso, l’odore della sua pelle.
Quando anche la sua amante si alzò, Paola seguì la linea del mio viso con le labbra, sfiorò un orecchio e scese lungo il collo, per poi sollevarsi nuovamente e cedere il gioco a Serena che più lentamente fece lo stesso percorso dall’altra parte della faccia.
Cominciavo a sentire la pelle che si raggrinziva al passaggio di quei fiati tiepidi, immaginando il contatto con le loro bocche.
Furono poi il petto ed i capezzoli oggetto delle loro attenzioni, sempre in modo speculare.
Quando si accorsero che la mia pelle aveva una reazione, si fecero un cenno d’intesa, e proseguirono.
Paola si inginocchiò accanto al letto, e si apprestava a sfiorarmi il ventre e l’ombelico, quando Serena la fermò.
“No.. non vale con i capelli. Raccoglili”
“ma che gioco è questo? Il vento del sesso?” risi rivolto a loro
“Aspetta e vedrai” rispose Serena con aria civettuola.
Paola riprese lentamente il suo percorso. Sentivo il suo fiato caldo concentrarsi sul ventre, ed il piacere cresceva dentro di me, sotto forma di una vaga eccitazione di pelle.
Serena attese qualche attimo dopo che la mia donna si fu ritirata, per vedere la reazione del mio corpo.
“non basta” sentenziò. E venuta sullo stesso lato di Paola, proseguì il lavoro, alternando soffi di alito caldo a leggeri sbuffi freschi, provocando reazioni alla mia pelle che si raggrinziva e si distendeva ad ogni sospiro.
E fu Paola a scendere verso il pube. Per un attimo sentii le labbra che mi toccavano, e subito si allontanavano, mentre sentivo che il mio sesso iniziava a muoversi.
“Dai, Sere, non puoi dire che ora non basta. Guarda!” implorò la ragazza.
“I patti sono patti. “ fu lapidaria Serena.
E si avvicinò, lanciandomi una lunga occhiata densa di desiderio.
Quando Serena giunse con le labbra all’altezza del pube, sentii che il mio pene aveva raggiunto il pieno vigore, e pulsava in cerca di un contatto.
“Ho vinto io!” disse dolcemente Serena, “ma ti concedo di baciarlo, prima.” Disse a Paola che aveva fatto una smorfia di disappunto.
“Ed io? Non ho nessuna voce in capitolo?” protestai
“Tu? No, caro. Tu sei l’uomo oggetto. “ rispose Paola ridendo.
Poi si avvicinò al mio sesso eretto, e cominciò a baciarlo con tenerezza, leccandolo piano ed infine succhiandolo dolcemente, con un movimento a stantuffo.
Serena iniziò ad accarezzare tutto il mio corpo, con le mani leggere, con il suo corpo. E Paola la raggiunse, strofinandosi su di me, facendomi sentire il calore della sua pelle.
La mia eccitazione era ormai incontenibile. Avrei voluto slegarmi e balzare in piedi per concedermi il piacere di toccarle, di frugare nei loro corpi. Ma non mi slegarono. Proseguirono a baciarmi ed a toccarmi, finché Serena non decise che era giunto il momento, e si pose sopra di me, spalancando le gambe sulla mia asta incandescente, e scendendo piano per farmi entrare in lei. Restava in posizione eretta, e tutto il mio arnese era dentro di lei, mentre i suoi seni ballavano al ritmo dei colpi che lei stessa ci imponeva.
Paola accarezzava i nostri sessi, e li assecondava nei movimenti. Poi venne accanto a me, e mi guardò con una infinita tenerezza prima di darmi un lungo magnifico bacio.
“Ti piace, Jill? Non sono gelosa. Lei è una parte di me. Non sono stata capace di eccitarti: era questo il nostro gioco. Quella che fosse stata capace di eccitarti senza toccarti, fino a farti raggiungere una completa erezione, ti avrebbe avuto dentro di se.”
“Ma Serena ha barato al gioco! Sapeva che i tempi dell’erezione sono lunghi ma costanti. Tu mi hai preparato. Se fossi restata ancora qualche secondo, avresti visto cosa mi stava succedendo!”
“Canaglia!” sibilò Paola in direzione di Serena, che con la testa all’indietro continuava a saltare godendo ed ansimando.
Lentamente Paola si mosse sul letto, e prese la boccetta dell’olio, versandone abbondantemente sulle spalle della furia che stava sbattendomi sul letto. Con la mano fece il gesto di accarezzarla dappertutto, mentre continuava a versare. La cosparse sulle spalle, sui seni, sulla schiena ed infine giunse sul sedere, che sbatteva ritmicamente sulle mie gambe aperte. Continuava a versare un sottile filo, che si insinuò nel solco delle natiche, e scivolò all’intereno. Sentivo il fresco che aveva raggiunto i nostri sessi, e lubrificava il passaggio. La mano di Paola continuò la sua opera di lubrificazione, ma quando giunse alle colline morbide in fondo alla schiena, con un dito lubrificò anche il buchino più piccolo, faticando a centrarlo per il continuo movimento.
“Sei magnifica, Paola… mi piace quello che stai facendo! “ sospirò Serena senza smettere.
La mano della mia ragazza accarezzò ancora una volta il mio sesso che scivolava dentro Serena, mentre con l’altra aiutava la donna ad alzarsi ed abbassarsi.
Fu questione di un attimo. Ad un movimento appena troppo lungo, il mio pene sgusciò dall’alloggiamento caldo che lo aveva ospitato, forse aiutato dall’altra mano di Paola che aveva sollevato il sedere di Serena. Nell’istante in cui questa si riabbassava, l’altra mano velocissima infilò la mia spada nell’altro buco, centrandolo e consentendomi di scivolare di colpo dentro di lei.
“aaaah! Carogna!!” sussurrò Serena “ti sei vendicata, eh? Ma non sai quanto è bello anche questo piacere!” Il movimento si arrestò, anche perché la penetrazione era molto più difficile. Paola continuava a versare olio, finchè sentii che ero entrato tutto nella stretta porta.
Mi consentì solo pochi movimenti prima di impugnare nuovamente il suo giocattolo, e rimetterlo nella vecchia posizione.
“Perché non approfitti di questo bel ragazzo per farti baciare propriò lì? “ suggerì Serena, che aveva ripreso il suo ritmo.
Paola si distese sopra di me, con la testa all’altezza del mio ombelico, e spalancando le gambe, si avvicinò alla mia bocca, cercando il contatto con la mia lingua.
“No, amori miei. Adesso comando io. O mi slegate subito, e continuiamo a giocare, altrimenti mi fermo e finite di giocare da sole!” intimai con voce incerta, a causa dei colpi di Serena, e delle grandi labbra del sesso di Paola che sfioravano la mia bocca.
Non vi fu alcuna risposta dalle due. Mi accorsi che si stavano baciando. L’una a cavalcioni sul mio viso, l’altra ben ancorata al mio sesso,appoggiandosi con le mani sul letto giocavano con le loro lingue.
Presi il clitoride di Paola tra le mie labbra, e cominciai a stringere. Prima dolcemente, poi sempre più forte.
“Ehi Jilllll! Te lo vuoi mangiare?” fu la reazione della mia ragazza.
Serena si fermò, e scese dal letto. Mi tolse subito i lacci alle caviglie, mentre Paola che si era girata verso di me, provvide a slacciarmi i legacci che mi imprigionavano i polsi.
Avevo gambe e braccia indolenzite. Me le massaggiai mentre le ragazze si accomodavano ai miei lati. Mi alzai in posizione seduta, poi scesi dal letto.
“Dove fuggi? Non abbiamo ancora finito con te!” disse Serena
Paola mi seguì in bagno. Chiuse la porta alle nostre spalle, e mi abbracciò fortissimo.
“Scusami, amore. Non ti sei offeso, vero? E’ un gioco…”
“No, stai tranquilla. E’ stato un gioco molto bello. Ma adesso tocca a me. E mi devi dare una mano…Serena finirà nella mia posizione” le dissi baciandola “ma al contrario. A pancia in giù”
Rientrammo abbracciati in camera. Serena era ancora distesa, e si era accesa una sigaretta.
Avevo portato con me un asciugamano, per togliermi dalla pelle un po’ di unto.
Paola si fermò ai piedi del letto, mentre io tolsi di mano alla nostra amica la sigaretta.
“cosa state macchinando, voi due?” disse questa, tentando di alzarsi.
Fui su di lei, coprendola di baci. Iniziai dall’ombelico, e salii pian piano fino ai seni, alle spalle, al collo. E lentamente la girai , mentre la baciavo sulla nuca. Il suo corpo morbido e scivoloso si adattava alle mie carezze, e sulle labbra sentivo l’unto dell’olio che aveva un pessimo sapore, ma quello ormai doveva diventare il mio pezzo forte.
Allungai le sue braccia oltre la testa, cercando di baciarla e leccarla sotto le ascelle. Mentre Serena restava immobile a braccia divaricate, iniziai a baciarle la schiena, scendendo lentamente.
Paola mi venne vicina, e cominciò a baciarla dall’altro lato, risalendo dai fianchi alle ascelle.
In un lampo, le afferrammo i polsi, e li infilammo nei due lacci che erano rimasti pendenti dalla testata del letto, stringendo subito le fibbie.
“Ah vigliacchi… ecco cosa tramavate” fu la risposta di Serena tra il serio ed il divertito.
“Ora le gambe!” dissi spostandomi ai piedi del letto.
“No… dai… le gambe lasciamele libere!” implorò inutilmente la donna.
Mentre Paola legava una caviglia ad una estremità del bordo del letto, io facevo altrettanto con l’altra. Ed in pochi secondi la nostra amica era immobilizzata. Spalancata sul letto, si apprestava a subire l’assalto delle nostre due fantasie riunite.
Ci sistemammo ai piedi del letto, davanti alla stuzzicante visione delle gambe spalancate di Serena, che terminavano in due pieghe scure dai bordi arrossati.
Presi l’asciugamano e lentamente ma aritmicamente iniziai a batterlo sul sedere di Serena, che , sorpresa, lanciò un gridolino.
“Ehi..piano! Mi fai male!”
“Si, lo so!” le risposi continuando a battere.
Guardai Paola. Aveva uno sguardo strano. La divertiva e la preoccupava insieme. La incitai.
“Anche tu, dai!” e con la mano aperta diede una sonora sculacciata alla sua amica resa inerme.
“Però… è eccitante, non trovi?” chiese Paola.
“Appena mi slego, vi faccio a pezzi…” rispose Serena ridendo e lamentandosi per i miei colpi.
Paola si allungò sul corpo della donna, e cominciò un massaggio lungo la schiena. Le massaggiò le spalle, scese di nuovo sui fianchi. Poi accarezzò le natiche spalancate. Indugiò sul buchino, guardandomi per chiedermi l’approvazione. Le sorrisi, ed in un attimo il suo dito scomparve all’interno.
Con l’altra mano iniziò a graffiare la schiena, provocando mugolii in Serena. I graffi erano leggeri, ma ad ogni passaggio andavano intensificandosi, lasciando delle tracce vistose sul bianco della pelle.
Salii in ginocchio sul letto, tra le gambe spalancate.
Paola si voltò verso di me, e cercò con le labbra la mia bocca, mentre seduta sulla schiena rigata di Serena, strofinava il suo sesso aperto procurandosi piacere al contatto.
Con la mano indirizzai il mio pene bollente al centro delle gambe, iniziando una lentissima penetrazione. La mia lingua giocava con quella di Paola, e le mani accarezzavano, stringevano, graffiavano la pelle scivolosa sotto il mio corpo.
Sentivo i gemiti di Serena, ad ogni passaggio lento, quasi fermo, nelle pieghe del suo interno. Era eccitata, pronta a sciogliersi nell’orgasmo liberatorio. Ma non volevo terminare il gioco. Volevo portarla ad uno stadio di piacere quasi doloroso. Uscii dal suo ventre, e cercai l’altra apertura aiutandomi con una mano. Paola guardava eccitata il mio sesso che spingeva per entrare, poi violava la piccola apertura, e tornava all’aperto provocando sospiri di piacere. Entrai nuovamente, ma questa volta con maggiore decisione, cercando di spingermi a fondo. La mia mano accarezzava il suo clitoride che era viscido per l’umore che ne era scaturito, e scivolai dentro e fuori Serena, alternando le aperture. Ad ogni spinta era un sussulto, ad ogni uscita un sospiro.
“Jill… sei cattivo!” mi disse Paola slegando i polsi di Serena, e cercando la sua bocca da baciare.
“No, amore. E’ bravissimo.”le rispose Serena
Restando dentro di lei, slegai le caviglie dalla morsa dei lacci, e la ragazza chiuse le gambe intrappolandomi dentro di sé.
Stringeva forte, ed impediva i miei movimenti. Sentivo che il glande intrappolato mi rimandava acute ondate di piacere, e sentivo montare l’orgasmo.
“Vuoi il tuo uomo, piccina?” Chiese a Paola.
“ Stanotte ho sentito un bruciore….” Si lamentò la mia ragazza.
“E’ la prima volta… già la seconda è più bella…” rispose Serena.
“E se resto incinta?” obiettò ancora Paola, mentre guardava con occhi sgranati il mio grosso bastone che era uscito all’aperto, e svettava in tutta la sua grandezza.
“Jill… possibile che tu non abbia un preservativo?”
“Ne ho uno in bagno, nella busta degli accessori!” risposi
Serena scattò in piedi, e si precipitò in bagno.
Rovistò per un momento tra le mie cose, e tornò saltando sul letto.
Paola era accanto a me, e mi accarezzava i capelli. Il suo corpo era stretto al mio, e sentivo il dolce calore che emanava.
Serena fu svelta ad impossessarsi del mio pene, e lasciò che Paola si avvicinasse, mostrandole come appoggiare il preservativo alla punta, ed aiutandola a srotolarlo. Tutto in coppia…
Mi sentivo circondato di attenzioni. Erano dolci e perverse. Si capiva che la loro intesa esisteva da lungo tempo.
Paola si distese sotto di me, aprendo le gambe. Serena la baciò dolcemente, e con le mani prese ad accarezzarle i seni, con i capezzoli appuntiti.
Con un movimento lento, appoggiai il mio grosso sesso alla fessura di Paola, ed entrai. La guardavo negli occhi mentre la mia carne entrava nella sua, e lei si apriva per ricevermi meglio.
Aveva uno sguardo preoccupato, poi si rilassò, ed infine vidi una nuova luce nei suoi occhi. Aveva scoperto che il dolore era già passato, ed il piacere la stava facendo fremere.
“Jill….” Ansimava.
“Dio che bello….” Sussurrava.
Serena ci guardava sorridendo, continuando ad accarezzare i nostri corpi.
Ma Paola era ancora molto tesa, e lo sentivo dai suoi movimenti. Era piacere quello che provava, ne ero sicuro. Ma non era ancora pronta a lasciarsi andare.
Giocai dentro di lei per qualche minuto, finché non sentii che Paola si irrigidiva. Mi fermai, e mi distesi nuovamente in mezzo alle ragazze. Facevo a gara a chi rubava per prima la mia bocca. Con le mani spostavano la mia testa dall’una e dall’altra parte, per baciarmi. Finché tutt’e due si unirono in un bacio sulla mia bocca, e fu un guizzare di lingue e labbra che mi eccitava sempre più.
“Via l’ingombro!” disse Serena, liberandomi dal preservativo con molta circospezione “Ora giochiamo con lui” .
Si misero comode, e cominciarono a massaggiarmi a due mani, poi avvicinarono le bocche, le lingue e fu un gioco dolcissimo. Con le altre mani, mi accarezzavano in mezzo alle gambe, giocando con i miei testicoli gonfi e tesissimi, e scivolavano sul sedere, cercando la via per raggiungere l’interno.
Paola si mise ancora una volta a cavalcioni del mio corpo, e con le mani avvicinai il viso al suo caldo fiore. Sentivo il suo profumo, e cominciai a baciarla con un crescente desiderio. La lingua si insinuò tra le pieghe umide del suo sesso, e cercò la punta del clitoride che faceva capolino. Leccai con passione, mentre sentivo sul viso il suo umore che mi bagnava il mento e le guance.
La sentivo finalmente sciogliersi in un godimento che la faceva tremare. Con la bocca succhiava il mio arnese, mentre Serena accoccolata in mezzo alle mie gambe si occupava dello scroto, e si alternava a Paola nel leccare la mia asta durissima.
Con la lingua penetravo dolcemente nel piccolo nido di Paola, che sussultava e succhiava più forte.
Sentii una vampata di calore che saliva e mi accorsi che stavo esplodendo sui loro visi.
Questa volta Paola non si ritrasse, e seguì Serena che continuava a baciare, succhiare e leccare.
Leccò timidamente per sentire il sapore del mio seme, poi , convinta, si lasciò andare ancora una volta.
Quando si accorse che stavo spruzzando il mio piacere, Paola fu presa da un fremito che la scosse con violenza, e sentii che stava raggiungendo l’orgasmo. Non smise di leccarmi, di baciarmi, di succhiare, e poi di baciare Serena, di scambiare con lei il mio sapore che passava di bocca in bocca.
“Mamma mia!” sbottò Paola lasciandosi andare sul materasso.”Che roba! Che meraviglia!”
Mi avvicinai a lei, e le cinsi con un braccio le spalle. Appoggiò la testa al mio petto, e si volse a guardarmi. Serena scivolò al mio fianco, dall’altra parte.
“Dai, ora facciamo impazzire Serena” mi sussurrò Paola all’orecchio. E ci avvicinammo insieme al corpo caldo della nostra magnifica maestra. Iniziammo a baciarla, a giocare con lei, a spremere i suoi bellissimi seni, continuando la nostra schermaglia fatta di carezze e lievi baci.
Con l’aiuto delle mani, Paola aprì le gambe di Serena, e fummo nuovamente accanto, mentre le nostre lingue accarezzavano il suo frutto bollente. Con due dita entrai piano dentro di lei, e cominciai ad accompagnare il movimento delle nostre lingue. In pochi istanti, Serena che era già pronta da tempo, si contrasse, e gemendo godette in preda ad un violentissimo orgasmo. Sembrava non finisse mai, tanto era prolungato.
“Ragazzi” ci disse quando finalmente si calmò “siete degli amanti magnifici! E’ stato un risveglio davvero magico!” Poi si alzò ed entrò in bagno. La sentimmo mentre si lavava, e la raggiungemmo poco dopo, per fare altrettanto. Paola era incollata al mio corpo, e continuava a baciarmi. Era felice ed appagata. Mi piaceva questo suo entusiasmo, mi faceva sentire importante.
“Portami le tue lenzuola, quando esci. Meritano una profonda lavata….” Disse Serena uscendo dalla stanza, nuda come era stata fino a quel momento.
“Vuoi una vestaglia?” le chiesi pensando al passaggio dal mio al suo appartamento.
“No, figurati. A chi vuoi che importi di vedermi nuda? O per lo meno… tutti mi conoscono ormai…”
L’ultimo sguardo a Serena che usciva, poi seguimmo il suo passaggio da una porta all’altra, affacciati alla finestra.
Da quella posizione, vedemmo chiaramente nell’appartamento di fronte che il ragazzo aveva il naso incollato ai vetri, con un’espressione sbalordita ed eccitata.
“Non aveva considerato Tullio!” rise Paola.
“Forse era l’unico che non l’aveva vista!” le feci eco.
“Quel ragazzo merita un po’ più di attenzione, amore. Non è giusto che tutti qui si divertano e facciano sesso dalla mattina alla sera, e lui si deve accontentare della carta patinata…” dissi scherzoso.
“Vuoi dire che….?” Paola mi guardò divertita.
“Che Tullio ce l’ha sempre in mano! “
“E’ ancora piccolo! Non penserai che possa giocare con voi? Ehm.. noi, volevo dire!”
“No davvero. Ma pensa allo sguardo che ha fatto vedendo Serena uscire nuda dal nostro appartamento!”
Restammo in casa, nudi e continuamente abbracciati. Scendemmo a farci un caffè. Paola lo allungò con un goccio di latte, ed addentò un biscotto che aveva preso dalla scatola in mezzo al tavolo.

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