Io e Luca: una storia di sottomissione.

Io e Luca: una storia di sottomissione.

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Continua il mio racconto dedicata alla mia storia con Luca. Nella prima puntata ho raccontato i nostri primi approcci.
Tornato a Roma dopo pochi giorni iniziai il primo liceo classico. Avevo una vita molto piena, molti interessi, molti amici e finalmente trovai il coraggio di mettermi con Emanuela, una ragazza molto carina, mia coetanea, che corteggiavo da tempo senza successo. Con lei mi trovavo bene ma sessualmente non andavo oltre il petting.
Dopo aver dedicato una quantità indefinita di seghe a Luca, a quei pochi istanti trascorsi in intimità, il suo ricordo, che rischiava di diventare un’ossessione, allentò la morsa ed anzi mi auguravo di non rivederlo l’estate successiva. La mia passività mi aveva sconvolto e la sottomissione che avevo dimostrato entrava violentemente in conflitto con i miei valori, con la mia educazione, con il carattere che fino ad allora avevo sempre mostrato verso l’esterno.
Tuttavia non posso negare che l’esperienza con Luca mi aveva segnato profondamente e le mie fantasie erotiche erano sempre di più popolate da desideri omosessuali.
Quell’anno accaddero altri fatti che costituirono un nuovo importante tassello della mia omosessualità.
Tra gli amici che frequentavo, c’era Fabrizio, un mio compagno di classe delle scuole medie, che frequentavo di tanto in tanto. Con lui ascoltavamo musica, suonavamo la chitarra, andavamo al cinema. Era un ragazzo carino, biondo con un fisico piacevole.
Un giorno a casa sua, mi raccontò che un altro nostro amico faceva seghe e pompini e che alcuni tra i nostri amici ne approfittavano. Io mostrai un tale interesse che Fabrizio disse “Ma che sei frocio?”
“No, ma alla nostra età le ragazze non te la passano e non c’è niente di male se intanto ci divertiamo tra maschi…..è un fatto temporaneo….io la scorsa estate, per esempio, mi sono fatte seghe con un amico e non mi è sembrato nulla di strano”
L’esca era stata lanciata e Fabrizio che aveva voglia di cazzo più di me abboccò immediatamente: chiese molti particolari. Gli proposi così di provare tra di noi e lui dopo un’iniziale perplessità mi condusse in cantina. Io subito tirai fuori il cazzo e lui prima con due dita e poi con la mano, iniziò a masturbarmi.
Aveva un’aria schifata ma in realtà gradiva molto i miei 20 cm al punto da farmi venire dopo pochi minuti
Con mia grande sorpresa, pur mostrandomi disponibile a ricambiare il piacere, Fabrizio decise di tornare subito a casa, concedendomi solo di guardarlo senza poterlo toccare: un cazzo di dimensioni medie, non particolarmente bello, anni luce distante dal cazzone di Luca. D’altra parte anche il mio era molto più grosso e direi, più bello.
Dopo quell’incontro ne seguirono altri. Ci frequentammo per circa due anni e poi non l’ho mai più rivisto.
I nostri incontri seguivano un copione: ci vedevamo in casa dell’uno o dell’altro quando non c’erano le nostre famiglie, facevamo finta di parlare del più o del meno, di annoiarci e poi di essere costretti a fare sesso tanto per allentare la noia. Non ci siamo mai denudati e ci siamo solo sparati seghe e fatti pompini, senza mai accarezzarci, parlare o toccarci altri parti dei nostri corpi che non fossero i nostri cazzi. Tutto durava pochi minuti ed aveva un che di meccanico al punto che neanche ricordo il mio primo pompino che feci a Fabrizio, mentre ricordo nettamente il primo fatto a Luca. Questi incontri non furono mai memorabili, forse perché Fabrizio non mi eccitava particolarmente o forse perché non ci fu mai una reciproca passione. Tuttavia, devo riconoscere che furono per me determinanti in quanto sbloccarono la mia sessualità e annullarono definitivamente i miei sensi di colpa e le mie paure.
Dopo quell’inverno potevo considerarmi un omosessuale consapevole con un’esperienza modesta ma ormai definita.
Arrivò l’estate e come al solito, dopo qualche giorno al mare, mi recai in Alto Adige con i miei e poi partii per la vacanza-studio per approfondire la conoscenza dell’inglese: quella volta andai per tre settimane a Boston.
Tornai al mare carico di esperienza straordinarie vissute negli Stati Uniti: ero felice, spensierato e sicuro di me.
Luca era ormai per me un ricordo lontano e dopo un discreto numero di seghe dedicategli appena tornato a Roma l’anno precedente avevo quasi smesso di pensarlo e mi ero ripromesso, quando l’avrei incontrato di nuovo al mare, di trattarlo con sufficienza come del resto avevo fatto sempre prima della scorsa estate.
Lo rividi un giorno sulla spiaggia dopo il mio ritorno da Boston. Eravamo tutti quelli della comitiva e lui mi colpì particolarmente: era trascorso solo un anno ma lui sembrava molto più grande rispetto al ricordo che avevo di lui. Era più bello che mai e malgrado i suoi 15 anni, sembrava averne un paio di più. Il suo fisico si era fatto più definito anche grazie allo sport che praticava con assiduità, i tratti del suo viso si erano un po’ induriti e gli era spuntata una barbetta molto sexy. La cosa che mi colpì maggiormente fu la peluria che gli era spuntata sulla pancia: una striscia di peli che dal cazzo arrivava all’ombelico. L’anno precedente non l’aveva e immaginai che si fossero inflotiti anche i peli intorno al cazzo.
Dopo giorni di reciproca indifferenza, dopo esserci ignorati a lungo, anche quando eravamo insieme agli altri amici della comitiva, una mattina Luca mi viene a chiamare a casa. Era sul suo boxer blu, indossava solo il costume ed era a piedi nudi.
“Vieni in spiaggia con me? gli altri ci stanno aspettando”
“Ok, dammi il tempo di prepararmi e arrivo”
Quando salgo dietro di lui sul boxer, mi rendo finalmente conto quanto era cambiato in un anno, quanto era diventato bello e quanto il suo fisico si stesse sempre più delineando: in particolare sembravano scolpiti i bicipiti e i pettorali e malgrado avesse solo 15 anni, davvero sembrava il corpo di un diciottenne.
Sedendomi sul sellino del suo boxer, fu come se improvvisamente mi rendessi conto di che figo da paura fosse diventato Luca. Improvvisamente capii perché piacesse tanto alle ragazze e al tempo stesso non riuscii a capire come avevo fatto a resistergli nei giorni precedenti.
Mentre tutti quei pensieri si affollavano nella mia testa, turbandomi profondamente, mi resi conto che il mio cazzo era diventato duro come il marmo tanto da dover arretrare il più possibile per non farmi scoprire. Quel corpo bellissimo, a pochi centimetri da me, stava facendo capitolare tutte le mie resistenze.
Ad un tratto mi accorsi che non stavamo andando in direzione della spiaggia.
“Dove stiamo andando Luca? la spiaggia è dall’altra parte….”
“Ho dimenticato le pinne a casa, sto andando a prenderle….”
Ero sempre più turbato, mi inquietava l’idea di stare con Luca da soli a casa sua.
Benché ormai avessi maturato con Fabrizio una discreta disinvoltura con la mia omosessualità, tuttavia fare sesso con Luca mi spaventava perché mi spaventava l’istintivo senso di sottomissione che mi incuteva e, per questo, preferivo evitarlo.
Arrivati a casa di Luca, lui scese e si avviò in giardino. Io rimasi in piedi vicino al boxer.
“Che cazzo fai in piedi sotto il sole? entra, si schiatta dal caldo oggi….”
“Ti aspetto qui, tanto ci metti un attimo a prendere le pinne”
“Fa come cazzo ti pare ma io devo anche pisciare e bere una coca cola, quindi ci metto in pò….ti consiglio di entrare e metterti all’ombra”
In effetti erano quelli i giorni più caldi dell’estate e benché avessi intuito il piano di Luca, decisi di seguirlo in casa, deciso fermamente a resistergli. Sapevo che un ennesimo cedimento nei suoi confronti, avrebbe compromesso il nostro rapporto.
Mi fermai in cucina, aspettando che lui recuperasse le pinne e pisciasse.
Il bagno era limitrofo alla cucina e potei distintamente sentire lo scroscio del piscio di Luca, visto che non aveva chiuso la porta del bagno.
Il mio cazzo era sempre più duro e ormai la cappella usciva dal costume. Non sapevo più come nascondere la mia eccitazione e come resistere alla tentazione di mettermi a disposizione di Luca. Volevo scappare, quando vidi rientrare Luca in cucina. Aveva le pinne in mano e la cosa che immediatamente mi colpì fu una macchia di urina sul suo costume.
La cucina era in penombra, evidentemente per schermarla dal calore, e Luca prese la bottiglia della coca cola dal frigo cominciando a berla a bocchetta.
Poi me la passò e fece: “Come mai hai il cazzo dritto?”. Si avvicinò a me e tocco il mio cazzo saggiandone la consistenza.
Il suo sguardo era di sfida e anche di scherno.
“Luca vaffanculo, lasciami in pace…andiamo in spiaggia, ci stanno aspettando”
Luca si parò davanti a me e mi impedì di alzarmi dalla sedia. Si abbassò il costume, mostrando il suo meraviglioso cazzo barzotto.
L’avevo a pochi centimetri dal mio viso….non potevo resistere al mio sogno di felicità. Lo presi in mano e cominciai a masturbarlo. In pochi istanti diventò enorme, sembrava addirittura più grande di come lo ricordassi.
Nel silenzio che era calato nella stanza rimbombavano i miei pensieri, i miei desideri e le mie resistenze crollavano una dopo l’altra. Dopo pochi minuti gli dissi: “Lo vuoi un pompino?”
Luca sgranò gli occhi, finalmente ero io a sorprenderlo.
“Cazzo…certo…” e me lo strusciò sulle labbra.
“Si però lavatelo prima, hai appena pisciato….così mi fa schifo”
Luca se lo sciacquò appena sul lavandino della cucina e me lo porse di nuovo, gocciolante.
“Che cazzo, asciugatelo no…..”
Passò lo strofinaccio della cucina sulla cappella e me lo porse di nuovo.
A quel punto imboccai lo scettro del comando…il pitone….
Temevo che mi stesse venendo un infarto. Il cuore mi batteva all’impazzata e tutte la mia vita era concentrata sul suo piacere. Mentre lo pompavo, con una mano gli accarezzavo le palle e con l’altra gli accarezzavo i peli pubici che gli erano spuntati e poi i pettorali scolpiti.
Non pensai neanche per un istante a masturbarmi: il mio piacere non mi interessava e derivava solo dal piacere di Luca. Dovevo fare il possibile per farlo star bene, io non esistevo il mio mondo era solo lui e il suo cazzo.
L’esperienza maturata con Fabrizio mi fu d’aiuto ma, certo, stavo vivendo in stato di grazia un momento mai vissuto prima. Non solo il cazzo di Luca era il doppio di quello di Fabrizio, ma nei miei gesti non c’era nulla di meccanico….piuttosto pura passione e unico desiderio di dare il massimo piacere a quello che per me era l’uomo più bello del mondo.
Mi ero inginocchiato per spompinarlo meglio e d’un tratto fui risvegliato dalle sue parole.
“Cazzo….piano altrimenti me ne vengo….”
Con Fabrizio non avevo mai raggiunto la confidenza necessaria per ingoiare il suo sperma e d’altra parte, per quanto possibile, entrambi cercavamo di non entrare in contatto con la nostra sborra.
Però in quel momento magico, quasi irreale nella sua perfezione, per un istante fui tentato di assaggiare il suo sperma.
Non avevo però fatto i conti con i miei sensi di colpa che mi portarono ad aver paura di andare a fondo con il pompino…quasi che inghiottire lo sperma di Luca avesse fatto di me un frocio da disprezzare.
Così lo sfilai prontamente dalla bocca e cominciai a segarlo.
Dopo pochi secondi Luca scaricò fiotti di sborra sul mio viso, sui miei capelli e sulla mia maglietta Evidentemente aveva le palle cariche e aveva particolarmente gradito il mio pompino.
“Sei proprio uno stronzo…..sempre il solito….guarda come cazzo mi hai ridotto…come faccio ad uscire così? Vaffanculo!”
In realtà ero felicissimo di essere imbrattato della sua sborra e le gocce che lentamente scivolavano sulle mie labbra mi facevano impazzire di piacere perché potevo assaggiarne il sapore.
Ricordo che vari schizzi avevano colpito l’occhio destro e la palpebra era sigillata dallo sperma di Luca. Avvertii un bruciore intenso all’occhio destro.
“Vai al bagno e lavati, se vuoi puoi farti la doccia….”
“Si ma sta volta mi devi segare, mi sono rotto il cazzo di fare il passivo…”
Luca non ne aveva alcuna voglia e quasi distrattamente me lo prese in mano, sopra al lavandino della cucina.
Io me ne venni dopo pochi istanti e schizzai ovunque.
Luca mollò il mio cazzo al primo schizzo e, allontanandosi in giardino, voltandomi le spalle e senza guardarmi disse: “pulisci bene tutto e fatti una doccia, io ti aspetto fuori…ma sbrigati…gli altri ci aspettano”.
Mi sentivo svuotato, triste, in preda all’angoscia per quello che avevo fatto…tutti i pensieri che avevo sviluppato mentre pompavo il cazzo di Luca erano svaniti, lasciando il posto ai sensi di colpa e alla paura.
Prima pulii con cura il lavandino e le maioliche della cucina, usai addirittura il detersivo che trovai sotto il lavello, poi andai in bagno.
Davanti allo specchio vidi per la prima volta un’immagine che da quel giorno vidi riflessa centinaia di volte. L’immagine di un frocio sottomesso totalmente al cazzo, imbrattato sfigurato dalla sborra.
Il mio viso e i miei capelli erano pieno di schizzi che lentamente stavano colando sulla mia maglietta.
Prima di entrare nella doccia, indugiai davanti alla mia immagine: con l’unico occhio che potevo tenere aperto, individuai uno ad uno i resti di sperma e cominciai a raccoglierli con le mani. Non potei resistere e, chiuso al bagno, cominciai a leccarli uno ad uno, ingoiando tutto. Quando tolsi gli schizzi sull’occhio destro, vidi che era rosso vermiglio e mi bruciava come se fosse entrato lo shampoo. Quell’irritazione durò qualche ora e in spiaggia tutti mi chiesero cosa avevo fatto all’occhio….Luca mi guardava con scherno e rideva di me.
Dopo essermi fatto la doccia e sciacquato la maglietta, a torso nudo raggiunsi Luca che era già seduto sul boxer, con il motore acceso.
“Quanto cazzo di tempo ci hai messo? ti sei sparato un’altra sega?….che frocio che sei!”
Ormai era chiaro: io ero sotto e lui sopra e così sarebbe stato fino al 2009 e forse fino ad oggi, con un livello di sottomissione da parte mia e di perversione dominante da parte sua sempre più crescenti.
Da quel giorno, fino alla fine dell’estate e quindi al nostro rientro a Roma, per tre volte sono stato da solo con Sergio. Incontri brevissimi, senza mai scambiare una parola, dove io gli facevo regolarmente un pompino, mai con l’ingoio e lui mi faceva una sega maldestra e distratta.
Mi sentivo sempre più a mio agio in quella dimensione che mi vedeva genuflesso ai piedi di Luca e ormai avevo capito che non potevo fare a meno del suo cazzo.
Questa volta fui io a partire per Roma senza salutarlo ma speravo di incontrarlo a Novembre a casa di Fernando per il suo compleanno.
Così fu, un giorno di Novembre lo rividi alla festa di Fernando: era la prima volta che ci incontravamo a Roma, con abiti invernali.
Quando lo vidi, il cuore sembrava voler uscire dal petto: cazzo quanto mi piaceva….mi sembrava diventasse sempre più bello. Indossava un paio di jeans, camperos e un dolce vita di lana grossa che faceva intuire i pettorali e i bicipiti sempre più scolpiti.
Durante la festa sembrava avesse attenzione solo per gli altri, inoltre era evidente che stesse corteggiando una ragazza molto carina.
Mi sentivo morire, davvero volevo piangere e avevo deciso di tornare a casa. Il mondo mi stava crollando addosso erano tre mesi che attendevo quel momento e speravo fosse l’occasione per scambiarci i numeri di telefono e vederci anche a Roma ma la sua indifferenza nei miei confronti mi sembravano un segno inequivocabile che lui non avesse più bisogno delle mie prestazioni sessuale perché ormai aveva deciso di vivere una eterosessualità piena.
Fernando abitava con i genitori in una grande villa; prima di tornare a casa, con le lacrime agli occhi, cercai un bagno e ne trovai uno dalla parte opposta di dove si stava svolgendo la festa. Entrando non riuscii a trattenere il pianto e solo dopo essermi calmato e sciacquato il viso, uscii per indirizzarmi verso la mia vespa.
Fuori dal bagno c’era Luca che appena mi vide mi spinse con violenza dentro il bagno chiudendo la porta. Non sapevo se essere spaventato o eccitato…
“che cazzo fai….sei impazzito??”
Luca senza fiatare si slacciò i pantaloni e si tirò fuori il cazzo, già duro.
“ma che sei matto? Può entrare qualcuno….vaffanculo pezzo di merda….mica sono una puttana….torna su che ti aspetta Cristina!”
Luca mi guardava con scherno e sfida, mi afferrò per i capelli e mi strattonò per farmi inginocchiare
“mi fai male stronzo…lasciami!”
“prendilo in bocca senza fare storie…altrimenti davvero può venire qualcuno….muoviti frocione…riempiti la bocca di cazzo!”
Io, come un automa, aprii la bocca me la riempii come mi aveva ordinato e lui tirandomi per i capelli segnava il ritmo del mio bocchino….Mi faceva molto male, perché tirava forte i miei capelli, all’epoca piuttosto lunghi ma mi piaceva da impazzire. Mi aveva chiamato frocione per la prima volta e questa fu il nomignolo con cui normalmente si sarebbe rivolto a me nel corso degli anni.
Per me era come se mi avesse rivolto il più lusinghiero dei complimenti.
Dopo pochi minuti, con uno strattone ai capelli ancora più violento staccò la mia bocca dal suo cazzone e, segandosi con la mano, riversò litri di sborra sul mio viso e sui miei capelli. Questa volta colpì entrambi i miei occhi tanto da non permettermi di vedere cosa stava accadendo….sentii solo che si stava pulendo il cazzo sui miei capelli.
Ero imbambolato, in ginocchio ai suoi piedi, sporco di sborra, con il mio cazzo duro come il marmo che mi faceva male dentro le mutande e i pantaloni ancora abbottonati.
“Muoviti, pulisciti in fretta altrimenti ci beccano….”
Detto questo, lo sentii aprire la porta e richiudersela alle sue spalle.
Mi ritrovai da solo, non capivo cosa era successo….pochi minuti fa stavo piangendo perché mi sembrava che non lo avrei più rivisto e adesso mi ritrovavo con il sapore del suo cazzo in bocca e gocce della sua sborra che grondavano ovunque.
Per prima cosa ripulii gli occhi e quello che vidi allo specchio era un’immagine già vista: prima raccolsi la sua sborra con le dita, poi le succhiai con avidità e, infine mi sparai una sega, schizzando ovunque.
Mi sciacquai grossolanamente, tanto che arrivato a casa, trovai ancora schizzi rappresi tra i capelli, pulii il lavandino e tornai dagli altri nella sala dove si stava ballando.
Avevo comunque deciso di tornare a casa, quindi salutai tutti e feci appena in tempo a sentire che stavano organizzando di andare al cinema il sabato successivo.
“Dammi il tuo telefono così ti chiamo e ci mettiamo d’accordo per andare al cinema insieme…io ho il boxer dal meccanico…mi darai un passaggio”
Gli diedi il telefono e, tornando a casa, capii che la nostra storia di dominazione/sottomissione, stava iniziando.
Stavo per diventare lo schiavo di Luca.
CONTINUA

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One thought on “Io e Luca: una storia di sottomissione.

  1. Un giorno ero andato in spiaggia nudista mi spogliai restando nudo ero girato con pancia sotto verso la pineta vidi un uomo nudo mi guardò verso di me aveva sui trentacinque anni sui novanta kg di peso aveva un bellissimo cazzo di venticinque cm molto grosso allora mi sono alzato e vado verso di lui mi disse finalmente sei arrivato mi abbracciò baciandomi in bocca risposi al suo bacio nel frattempo mi mi mise un dito nel buco del culo lui mi disse bello mi disse appoggia le mani sul quel pino lui mi viene dietro poi mi lubrifica il buco con la saliva poi mi puntò il suo cazzo sul buco del culo poi lo spingeva dentro tutto lui mi disse all’orecchio ai un bellissimo buco del culo anche pulito cominciò a pompare poi lo tirava fuori mi disse all’orecchio prendilo in bocca lo prendo in bocca mi disse succhialo ma poco dopo cominciò a pisciare molto forte la prima era un po’ salata ma poi là trovavo molto buona né avrà fatta trequarti di litro leccai fino all’ultima goccia poi mi messo alla pecora aveva già il cazzo duro lo avevo tutto nella mia pancia lui mi disse ti piace il mio cazzo intanto lui mi pompava il mio buco del culo ha cominciato a fare dentro fuori mi disse voglio farti un bel buco dopo venti minuti aveva un grandissimo buco del culo lui mi disse ai un bellissimo buco non è quello di prima poi mi disse voglio sborarti in bocca lo tirava fuori mi disse prendilo in bocca succhialo cominciò a sborare mi diede cinque grandi spruzzi di sperma in bocca la mandai giù tutta era molto buona poi siamo andati a fare il bagno lui mi infilò una mano dentro nel mio buco del culo restamo assieme fino a sera

     

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