Filomena, un pompino obbligato

Filomena, un pompino obbligato

Mi chiamo Filomena, ho vent’anni e sono una bella ragazza, me lo dicono in molti, all’università ho una bella fila di corteggiatori, io ho deciso che non voglio impegnarmi, così ogni sabato esco con qualcuno di diverso, a volte ci faccio sesso, altre volte finisce semplicemente con una chiacchierata o al massimo un pompino.

È difficile trovare tipi interessanti, sarà anche per questo che mi limito al loro aspetto, a volte mi capita di trovare uomini che mi eccitano parecchio, mi piacciono quelli che si curano molto e vanno in palestra.

Proprio come Attilio, un ragazzo del mio corso e della mia stessa età, ha un fisico pazzesco, mi ha attratto fin da subito, al punto da accettare al volo il suo invito a uscire, con lui speravo proprio di finire a scopare.

Dopo aver mangiato qualcosa e fatto due chiacchiere mi ha chiesto di andare in macchina con lui per fare un giro, sapevo che era un modo per dire “Che ne dici, scopiamo?”.

Infatti, dieci minuti dopo ci ritrovammo appartati con la macchina in un parcheggio famoso per questo tipo di cose, gli stavo facendo un pompino, quando sentimmo bussare vicino al finestrino, io avevo ancora il suo cazzo in bocca, lui sembrò preoccupato, mi voltai e vidi mio padre piuttosto incazzato.

Aprì la portiera e mi tirò via da un braccio, iniziò a dirmi che ero uno zoccola, una troietta, mi spinse in macchina, mentre Attilio scappò via.

Mi chiedevo cosa ci facesse mio padre in quel posto, ma non potevo chiedergli nulla, non ero nella posizione adatta, mi urlò contro parole che nemmeno ricordo, poi mi sorprese, tirò fuori il suo cazzo e mi ordinò di succhiarglielo.

Mi disse che ero una maialina e che siccome amavo leccarlo e prenderlo in bocca, dovevo spompinare pure il suo, così mi tenne per i capelli e di sforza me lo mise fino in gola, lo succhiai contro la mia volontà, il suo uccello era doppio e mi dava un senso di soffocamento.

Non potetti muovermi o liberarmi, mio padre mi scopò la bocca di continuo fino a quando non arrivò all’orgasmo, quando me ne resi conto cercai di tirarmi indietro ma lui mi riempì la gola di sperma, mi ordinò di ingoiarlo altrimenti non mi avrebbe liberata.

Quando tornammo a casa, mia madre si accorse che c’era qualcosa di strano ma non chiese niente, mio padre inventò una scusa. Non ne abbiamo mai parlato.

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