ADDIO o ARRIVEDERCI?

ADDIO o ARRIVEDERCI?

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Passarono diversi mesi, e nessuno dei due chiamò o scrisse all’altro.
Gianmarco perchè era imbarazzato a riparlarne con Emma, la quale dal canto suo decise che bastava così.
Certo, il desiderio era tanto ma sembrava dovesse andare a finire così. Ognuno tornato alla sua vita, senza particolari sconvolgimenti dal punto di vista sessuale.
Emma qualche volta si sfiorava pensando a Gianmarco ma mai glielo avrebbe ri-confidato.
Anche Gianmarco la pensava, ma molto più spesso. Ebbe qualche storia toccata e fuga nei locali che gestiva, ma ogni volta che faceva sesso pensava lei.
Nessuno dei due sarebbe caduto in tentazione ma il destino, come già detto, li mise a confronto ancora una volta.
Venne a mancare la mamma di una loro amica in comune e si ritrovarono insieme al funerale. Si salutarono come vecchi amici davanti a vecchi amici. C’era anche Chiara, l’amica di Emma, che subito le fece un cenno di approvazione. Emma le disse che non le pareva proprio il momento. Era pur sempre un funerale.
Anche Gianmarco avrebbe voluto parlarle ma non lo fece.
Durante la funzione Gianmarco non entrò, non aveva particolare simpatia per le chiese, mentre Emma prese posto dentro.
Lasciò il cellulare con la vibrazione, che squillò per 3 volte, facendole pensare che fosse importante. Era infatti il lavoro, allora disse sottovoce a Chiara che sarebbe uscita a controllare.
“Vai che c’è Gianmarco fuori che aspetta” le rispose con un sorriso beffardo.
“Stronza” disse Emma quasi scoppiando a ridere..
Uscì e fece la telefonata mettendosi di fronte a Gianmarco che non le levava gli occhi di dosso. Proprio non ci riusciva.
Finita la telefonata Emma si avvicinò e cercando di rompere il ghiaccio disse: “Scusi ci conosciamo?”.
Gianmarco senza farselo ripetere rispose: “caffè?”.
Andarono in un bel bar lì dietro.
Mentre andavano Gianmarco precipitò di nuovo in quel baratro chiamato desiderio. La desiderava. Come sempre.
Si sedettero un poco in disparte e cominciarono a parlare di stupidaggini e banalità varie ma Gianmarco avrebbe voluto strapparle i vestiti di dosso e fare sesso lì davanti a tutti. Lei non dava segni di cedimento di nessun tipo. Gianmarco le mandò un messaggio mentre parlavano chiedendole di vedersi in bagno.
Non rispose, ovviamente.
Trascorso qualche minuto Emma però si diresse verso la toilette. Qualche secondo dopo un messaggio sul telefono di Gianmarco tuonò: “Vuoi farmi aspettare tutta la mattina in bagno?”.
Gianmarco andò senza pensarci due volte. Entrò quasi fosse un ladro, nel bagno delle signore. Sperando fosse lì.
“Ce l’hai fatta, stupido” disse lei già parecchio eccitata.
Iniziarono a baciarsi e toccarsi come due adolescenti.
Le abbassò i pantaloni e iniziò a toccarle il clitoride con estrema veemenza.
Si lasciò andare Emma, anche perchè era molto sensibile a quella pratica.
Gli mise una mano nei pantaloni che già scoppiavano.
Gianmarco se ne uscì all’improvviso: “andiamo al mio ristorante, ora non c’è nessuno”.
L’indecisione di Emma durò qualche secondo.
“Ma è l’ultima volta, promettimelo!” rispose.
Uscirono non senza aver destato l’attenzione d’una signora che aspettava il suo turno per la toilette.
Tornarono quando la funzione stava per termine. Giusto in tempo.
Chiara uscì e aggiustandole una ciocca di capelli fuori posto, sussurrò all’orecchio di Emma: “ Ma che ti serve qualche altro giochetto?”.
Sempre all’orecchio Emma le rispose di andare a qual paese sorridendo.
Gianmarco salutò tutti, e andò via al locale.
Emma rimase ancora un poco, poi salì in macchina anche lei e raggiunse Gianmarco.
Era lì vicino, ricordava la strada. Bussò e Gianmarco la fece entrare. Richiuse e le saltò addosso. Senza convenevoli, che non sarebbero peraltro serviti. Prese Emma e la mise su un tavolo, per fortuna sgombro. Le iniziò a mordere il collo, i lobi delle orecchie, lei gli tolse la camicia e fece lo stesso sui capezzoli.
Lui anche le tolse la camicetta bianca, che lasciava comunque intravedere qualcosa.
le slaccio il reggiseno e iniziò a leccarla ovunque.
La situazione si faceva incandescente, quando squillò il telefono del locale che era proprio lì vicino. Gianmarco vide il numero e ricordò che era un fornitore che aveva un problema. Chiese scusa a Emma e rispose.
Lei non se lo fece ripetere due volte. Gli slacciò la cintura e gli sbottonò i pantaloni. Lui, a cenni, la implorava ma lei gli cominciò a leccare il membro. La situazione era complicata per Gianmarco. Lei cominciò a massaggiargli anche i testicoli, sfiorandogli l’ano e guardandolo dal basso verso l’alto. Lui si bloccò per un attimo e infine chiuse la telefonata.
La prese e la girò mettendola con la faccia sul tavolo. Le tolse i pantaloni e gli slip e cominciò a penetrarla. Era proprio quello che voleva Emma. Ma Gianmarco si fermò un’istante.
“è ora di pagare la scommessa”, disse riferendosi a una vecchia storia che Emma ricordava bene, ma non si sarebbe tirata indietro stavolta.
Gianmarco prese la bottiglia dell’olio che era sull’altro tavolo e le cosparse le natiche. iniziando a massaggiarla anche e sopratutto nel buco più piccolo. Lo spinse piano dentro e lei fece un gemito. Non si preoccupò se fosse di dolore o piacere e proseguì nell’avanzare.
Quando fu dentro a metà iniziò a fare avanti e indietro lentamente ma dopo qualche secondo la situazione fu molto fluida. Gianmarco spingeva e quando si fermava Emma faceva da sola. Le comincio a toccare il clito ma lei gli levò le mani e gli disse prenderla con più forza.
La cominciò a schiaffeggiare sulle natiche e ad andare sempre più veloce. Lei cominciò a strillare ma stavolta sì che li avrebbero sentiti. Le tappò la mano con la bocca.
Al culmine Gianmarco anche gridò e le venne dentro.
Rimasti per qualche secondo in quella posizione Emma esclamò: “questa scommessa forse l’avrei dovuta pagare prima”.

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