Schiava volontaria

Schiava volontaria


< Svegliati lurido cesso > Lo schiaffo che accompagnò queste parole mi svegliò del tutto. Mi alzai, tutta intorpidita , dal tappeto steso a fianco del letto della mia padrona. < Forza, sai cosa fare poi preparami la colazione > Lentamente scostai il lenzuolo che copriva la mia padrona e come ormai facevo da diversi giorni non mi stancai di ammirare il suo corpo magnifico: i suoi occhi il suo seno e … il suo incredibile cazzo di ben 25 cm. Sì perché la mia padrona, della quale ero schiava volontaria e felice, era una trans. Gli presi il cazzo in mano, lo masturbavo lentamente, mentre lo leccavo golosamente. Quando dopo poco fu completamente ritto, mi girai allargando le natiche. Eva, la mia padrona, mi sputò sul culo,ormai aperto , introdusse quel suo meraviglioso bastone tutto dentro, poi mi riempì di una pisciata incredibile. < Vai a preparare la colazione e non perdere per terra una goccia della mia pioggia dorata perché la dovresti leccare > Andai subito in bagno, mi svuotai, poi incominciai a prepararle la colazione. Guardando l’ora vidi che erano le dieci del mattino. Ero ancora mezza addormentata perché ero andata a dormire alle quattro del mattino. La mia padrona, richiestissima, aveva lavorato fino alle due della notte. Io poi avevo dovuto pulire tutto, soprattutto la stanza della tortura. La mia padrona era non solo una trans ma anche una mistress , una dominatrice. Tutto era cominciato dieci giorni prima. Vedova da tre anni,piuttosto piacente, in pensione abbastanza giovane, avevo voglia di un uomo, ma uno a pagamento, ma poi leggendo i vari annunci vidi l’inserzione di Eva, una trans. Dopo averla contattata mi presentai alla sua porta la mattina alle undici e quando mi aprì, ne rimasi letteralmente folgorata. Alta, nuda, un viso stupendo, Il suo cazzo già in tiro mi eccitò in maniera incredibile, le sue tette erano una meraviglia della natura. Mi offrì un caffè, parlando come vecchi amici. Concordammo il prezzo e le prestazioni, quindi mi spogliai e tutto ebbe inizio. Da moglie sarei potuta essere proclamata regina dei pompini ed io cercai di applicare a quel meraviglioso cazzo tutto quello che avevo imparato in quei lunghi anni di matrimonio.. Mi misi in ginocchio davanti a lei. carezzai, emozionata le palle , avvicinai il cazzo alla bocca e lo strusciai sulle labbra. La mia lingua penetrò nel buchino della sua cappella, la leccai piano piano. Le mie labbra stringevano la punta del cazzo: ne sentivo le contrazioni, lo infilai lentamente in bocca, era lungo come detto, anche largo, ma entrava bene nella mia bocca. Lo masturbavo con le mani e con la bocca. La mia lingua lo percorreva tutto. Eva era eccitata veramente. Ansimava, per due tre volte mi bloccò, poi con un sospiro mi sborrò in bocca. Non finiva mai. Bramosa cercavo di inghiottirla tutta, ma era un’impresa ardua. Quella che mi era colata fuori e in parte schizzata sul volto, fu raccolta dalle sue dita che io succhiavo in maniera libidinosa. < Brava veramente. Non mi era mai successo con nessuno prima di ora e sì che sborrate in bocca e in culo ne ho fatte centinaia, da perderne il conto. Chi ti ha insegnato? > Le dissi che praticamente ero una autodidatta, poi ci sedemmo nuovamente per prendere un altro caffè. Parlammo a lungo le dissi che vivevo sola a, vedova, pensionata. < Ora condurrò il gioco io – disse Eva – La prima volta sarà una cosa abbastanza soft, poi, se tutto andrà come spero, ti farò una proposta >. A quel punto avrei accettato tutto.. Mi portò in una stanza attigua a quella dove le avevo fatto ii pompino. Era la stanza della tortura: un letto con una testiera formata da sbarre alle quale erano agganciate delle catene terminanti con delle manette.. Carrucole dal soffitto, una croce di Sant’Andrea, una gogna, un water e una doccia molto ampia. Poi fruste, cazzi di varie misure e materiali, così come i vibratori e altre cose delle quali non capivo il funzionamento. < Questo è il mio regno ecco come mi guadagno da vivere. Ho una clientela scelta, ricca, altolocata. Mi manca però una vera schiava. Ti vedo adatta. Sei disposta a provare per almeno una settimana?. In cambio avrai il mio cazzo, ti permetterò di fare sesso con me , ma dovrai cominciare a chiamarmi subito padrona > Non ebbi esitazioni < Si padrona, sarò la sua schiava >. La prima cosa che mi fece fare furono un paio di clisteri. Mi lasciò sola nella stanza con un solo ordine < Vuotati bene e pulisci tutto donna di merda. Se trovo nel water anche un solo schizzo del tuo lordume lo pulirai con la lingua > Eccitata mi praticai un paio di clisteri. Poi pulii tutto con immensa cura. Ero pronta. Eva si presentò con una maschera sul volto e un corpetto di latex dal quale spuntavano le tette e il suo cazzo < Oggi ho spento il cellulare per non essere disturbata. Perderò molti soldi, quindi cerca di essere all’altezza, lurida verme > Mi fece sdraiare sul letto mi ammanettò alle catene poi mi mise anche le catene ai piedi, tirandole verso il capo del letto. Mi trovai così supino, ad angolo retto. < Ora ti metto un plug nel culo e lo gonfierò. Ma non molto. Ti voglio dilatata ma non spanata. Dovrai provare dolore quando ti inculerò, ma questo sarà solo una parte > Ecco il plug era dentro di me, lo gonfiò, provocandomi dolore ma anche eccitazione. A quel punto mi bendò e i e mi infilò un piccolo cazzo in bocca fermandolo dietro alla nuca. . Ero isolata dal mondo ed ero sua prigioniera. Mille dubbi mi entrarono nella mente, ma ormai, anche volendo non sarei potuta tornare indietro. Due morsetti mi strinsero i capezzoli e un altro lo applicò sul mio clitoride. Erano dei morsetti elettrici, a tempo, ogni tanto partiva una leggera scarica. Il mio corpo fremeva, ero eccitatissima. Incominciai a bagnarmi. < Bene vedo che godi di tutto questo. Ora preparati > Così detto salì sul letto,, mi tolse il plug, incominciò, dopo avermi spalmato il culo con della crema, a penetrarmi. Ricordo che aveva un cazzo di 25 cm. E per di più con un diametro notevole. Poi tutto di un colpo entrò dentro di me. Urlai dal dolore, ma lei incurante continuò a martellarmi con quel cazzo enorme, mentre mi prendeva a schiaffi < Non devi urlare, ma solo godere, hai capito brutta stronza ? > < Si padrona > fu la mia risposta. Il cazzo continuava a penetrarmi nel culo con colpi violenti. Soffrivo, ma ora non urlavo più- La sborrata mi colse quasi di sorpresa. Sfilò il cazzo dal mio culo e me lo mise in bocca, Era ancora bagnato di sborra e anche del mio sangue che era colato dal mio culo. < Pulisci bene, lurida puttana > Leccai il tutto. Le scosse continuavano provocandomi delle contrazioni, contrazioni che avevano eccitata, mentre mi inculava, ancor di più la mia padrona. In questi giorni ero ormai la sua schiava. Quando riceveva degli uomini, mi tappava le orecchie con della cera e mi bendava, quindi mi legava alla gogna. Il mio culo serviva da pisciatoio per i clienti, che dopo avermi riempita per bene mi rimettevano il plug nel culo, pronti a rilevarlo non appena avevano bisogno di pisciare. Con le donne invece mi dovevo sdraiare nella doccia mentre loro mi donavano la loro pioggia dorata , insieme a quello della mia padrona. Sempre bendata li portavo in bagno per lavare bene il loro cazzo e se volevano essere anche inculati , così come le donne, dovevano subire dei clisteri finché l’acqua non usciva limpida. Io dovevo pulire il tutto. Oltre a questo pulizie della casa, mangiare e così via, ma mi sentivo veramente felice. Spesso mi frustava soprattutto sul seno e sulla mia figa mentre mi teneva sospesa nel vuoto a gambe divaricate, Dopo i primi momenti di dolore, desideravo sentire la pelle della frusta che mi colpiva, il suo camminare sul mio corpo, spesso con dei tacchi finissimi, mi eccitava terribilmente, e anche i suoi sputi sulla mia faccia e in bocca, e il suo umiliarmi in continuazione.. Alla fine della settimana mi chiese se ero disposta a rimanere sua schiava per sempre. Mi sentii lusingata e subito espressi il mio sì, < Ora meriti un regalo – . mi disse la mia padrona – prepara un bel pranzetto per cinque persone. Devi girare nuda per la casa e, naturalmente farti dei bei clisteri. >
Continua ….
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