Le voglie fotografiche del cornuto

Le voglie fotografiche del cornuto

Ho conosciuto Dario ad un pranzo di lavoro, grazie ad una conoscenza comune, in un freddo pomeriggio di gennaio. 50 anni portati bene, un grande senso dell’umorismo e l’unico difetto di toccarti mentre ti sta parlando, cosa decisamente mal sopportata dal sottoscritto. Per tutta la prima parte del nostro incontro parlammo di lavoro, confrontandoci su come i miei servizi si sarebbero potuti incastrare con le sue esigenze.
Oltre a chi ti mette le ‘mani addosso’, detesto pure i pranzi di lavoro, che ritengo poco produttivi, ma in quel caso i fatti smentirono la mia ipotesi. Concretizzammo qualcosa di ben strutturato prima del caffè. Quasi sul finire del pranzo mi chiese se avevo ancora 10 minuti di tempo, perché sua moglie Irene stava per raggiungerci, acconsentii anche perché non avrei potuto dire il contrario. Dieci minuti dopo ci raggiunse la moglie, che con modo carino e quasi timido si presentò a me, con una stretta di mano molto decisa per essere una donna, ed il classico ‘doppio bacio’ sulle guance, anticipato da un profumo che calzava perfettamente con personaggio; bella donna, magra ma con un fisico ben scolpito da ore in palestra, ed un bel modo di porsi. Non indossava reggiseno e la temperatura esterna aveva fatto il suo corso sui capezzoli che, se pur piccoli, svettavano fieri dal maglioncino a dolcevita. Evitai di indugiare su quel particolare, anche se per qualche minuto smisi di ascoltare il marito, che era diventato un fiume in piena. Il rossetto era stato rinnovato da pochi minuti, e le lunghe dita terminavano con unghie color rosso fuoco, decisamente ben lavorate. Parlammo per qualche minuto, e le raccontai le mie passioni e i miei hobby come di solito non mi capitava di fare, fino a quando Irene mi chiese l’età e il mese di nascita, partii dal mese presumendo che il suo desiderio era quello di capire il ‘segno zodiacale’ dicendo che ero di luglio. Luglio del 69. Sorrise dicendo:
“Anch’io sono del sessantanove”, disegnando nell’aria il sei ed il nove come se fossero sdraiati. Fattore che in effetti mi mise in imbarazzo.
Il marito sorrise dicendo che sono tutti creativi quelli di quell’anno, decantando le mie lodi verso la moglie rispetto a quanto ci eravamo detti prima.
Concludemmo il pranzo e Dario mi chiese di passare nel suo ufficio, che era a due isolati. Camminammo per qualche minuto, con Irene che sin da subito si misie in mezzo a noi, prendendoci a braccetto.
“Che fortunata questa mattina – disse- a passeggio con due uomini così belli!”.
Il mio imbarazzo continuò fino a qualche metro prima dell’ufficio, quando la donna si liberò per aprire il portone in cristallo che dava accesso all’ufficio. Una volta entrati il marito mi raccontò quello che facevano all’interno della struttura, tornando nella veste professionale in cui lo avevo conosciuto a pranzo. Irene continuava a squadrarmi, mentre io mi limitavo a ricambiare con sorrisi i suoi sguardi.
“Scommetto che vai in palestra” disse.
“No, non sopporto le palestre, sono una delle cose più distanti da me” risposi.
“Strano, hai un bel fisico, belle gambe… e anche altro”.
“La corsa. Sarà quello, amo correre e lo faccio da sempre”.
“Ecco cosa ti fa il culetto così bello!”.
Sorrisi arrossendo, nello stesso momento in cui il marito intervenne dicendo:
“Non è un complimento a te! E’ un messaggio indiretto a me”. Esplodendo in una fragorosa risata.
Continuammo il tour e ci sedemmo alla scrivania di lui, con la moglie che si sedette sul bordo della scrivania, i suoi capezzoli erano molto evidenti anche perché in controluce si prendevano il totale della scena. Prese la mano del marito mentre lui parlava, annuendo rispetto ai suoi discorsi. Pochi minuti dopo Dario ricevette una telefonata e mentre il telefono squillava mi congedai. Lui rispose, ponendo il palmo sulla cornetta, salutandomi e chiedendo a Irene di accompagnarmi alla porta.
Mi chiese di anticiparla lungo il corridoio che portava all’uscita ed in maniera assolutamente naturale mi tocco il sedere, e sorridendo disse:
“Che stupida… la corsa! Solo la corsa fa un culetto così sodo! Più del mio che mi massacro di squat” volgendo il suo sguardo al suo lato b.
Me ne uscii con una goffa battuta, salutando Irene e ringraziandola per l’ospitalità. Nei successivi 30 secondi mi diedi del pirla più volte, non trovando nessuna giustificazione per il non agganciarsi a determinati atteggiamenti. Una donna del genere, con un marito che effettivamente era più che d’accordo, avrebbe trovato non solo chi accettava e ricambiava tali ‘complimenti’, ma sicuramente chi avrebbe fatto correre le mani su quel bel corpo.
Passarono due settimane quando mi arrivò una richiesta di amicizia su Facebook, riconobbi il viso di lei e il profilo di lui, intento ad osservarla in una foto molto strana.
“Sono Ire, ciao!”
“Buongiorno Irene, anzi Ire!”
“Non mi denuncerai per molestie vero  “
“hehehehe ci stavo pensando! Va molto di moda… magari tra 20 anni però dai”
“Simpatico! Senti… ti va se ci vediamo prossimamente? Nel tuo ufficio direi passiamo sia io che Dario, ma preferiamo la sera… per le cose che abbiamo da ‘dirci’ serve intimità… e una macchina fotografica”
“Mi spieghi meglio?  Sono curioso”
“No che non ti spiego, capirai… sempre se ti va”
“Si certo, molto volentieri, ma il mio ufficio non è uno studio fotografico eh…”
“Meglio… non deve esserlo… anzi”.
Continuammo a discorrere per circa un’ora, e a metà della chiacchierata mi svelò che la perversione di Dario era quella di vederla presa sessualmente da persone che avevano un’attività in ‘location non convenzionali’. Godeva del fatto che un professionista che abitualmente ospitava persone cha lavoravano in quell’ambiente, clienti o altro… potesse fare del sesso con lei in sale riunioni, scrivanie ma anche magazzini e centri commerciali. Non era quasi mai presente, ma voleva essere aggiornato con messaggi e file audio… e alla fine di tutto voleva visionare le foto che in ‘autoscatto’ venivano prodotte dall’attrezzatura che lei portava con se. Un cavalletto ed una Nikon di ultimissima generazione.
Fissammo il giorno e l’ora.
Irene arrivò puntuale, assieme al suo bel sorriso malizioso. Una volta sulla soglia sussurrò ‘sessantanove’ disegnando ancora con le sue dita i due numeri nell’aria.
Chiusi la porta dietro, le appoggiai la schiena contro la stessa e le alzai le gambe spingendo il mio membro contro la sua parte più intima. Mi iniziò a slinguare in maniera quasi vorace per qaulche minuto. Di colpo si arrestò. Io continuai a baciarle il collo spingendo in maniera ritmica verso di lei, con l’eco della tromba delle scale che ripeteva echeggiando i miei movimenti. Irene stava registrando un messaggio per il marito “Mi sta sbattendo contro la porta, sento il suo cazzo tra le gambe, sono fradicia… più di prima in macchina… ora sono un lago”.
Mi fermò chiedendomi di visionare l’ufficio, mentre estraeva la macchina fotografica. Indossava una camicia bianca con maniche molto larghe, ed un reggiseno nero che richiamava il perizoma di pizzo che nascondeva sotto la gonna, dello stesso colore. Le calze, autoreggenti, erano di un nero molto intenso. Indossava scarpe rosse, di una tonalità del rossetto, ormai quasi sparito dalle sue labbra, e delle unghie.
Scelse una scrivania a caso, e sfilandosi le mutandine sino alle ginocchia, poggiò il suo bel culetto sul tavolo, chiedendomi di fotografarla. Continuò con scatti simili, trasformando oggetti ‘comuni’ in sex toys improvvisati, chiedendo di essere fotografata e filmandosi per il marito che ‘osservava’ da casa.
Giungemmo nel mio ufficio dopo una mezz’ora, dove mi chiese di sedermi alla mia poltrona, prima di distendersi sulla mia scrivania. Poco dopo prese il mouse del mio PC, giocando con la parte arrotondata, puntata sul clitoride, guardandomi e con la punta delle sue scarpe puntando sul mio membro. Era molto esperta e incredibilmente eccitante in quella posizione.
“Ora tiralo fuori” disse eccitata.
Sempre rimanendo sulla scrivania si mise con il viso contro il tavolo, prendendo il mio fallo e picchiettandolo contro il tavolo, prima di accoglierlo tra le sue labbra. Le mie mani avevano sbottonato tutti i bottoni della camicetta, che mostrava il suo bel fisico tornito. La macchina fotografica scattava a tempi prefissati, avvisandola con un suono ritmato qualche istante prima. Mi chiese di tenere una mano sul suo viso, spingendola contro il tavolo, sempre con il mio membro ben piantato nella sua bocca. Intanto con la mano prese a massaggiarmi le palle in maniera esperta. Dovetti pensare ad altro per non venire, quando prese la mia mano e, dopo aver leccato e riempito di saliva le mie dita, diresse la mano sul suo culetto sussurrandomi “aprimelo”.
Entrai con un dito nel suo culetto che provò ad allargare con una mano, dicendomi “sbattine dentro due!”. Obbedii, osservando il suo livello di godimento salire a dismisura. Dopo un sospiro riprese il telefono e registrando qualcosa che doveva essere un video, visto che puntò sul suo culetto disse “Mi sta preparando il culetto… tra poco mi sfonda, ha un uccello largo e grosso… stasera urlo”.
La situazione mi eccitò a tal punto che presi l’iniziativa, con lei quasi stupita come se avessi trasgredito al protocollo. La girai verso di me, le aprii le gambe e mi liberai in maniera definitiva del perizoma. Ora la mia lingua affondava tra le sue gambe, assorbendo il suo profumo più intimo.
“COSI’ VENGO STRONZOOOOO” gridò dopo qualche minuto, ma le tappai la bocca con una mano, che mi morse con energia.
Pochi istanti dopo le infilai il cazzo tra le gambe, che prese sgranando gli occhi, ed aggrappandosi al bordo della scrivania per non perdere neppure un millimetro di ogni singolo colpo.
“Sbattimi! Sbattimi!” disse “Lo devo dire al cornuto come mi sbatti ma sto venendo quindi continua e non fermarti…”
Continuai per una decina di minuti fino a che mi puntò una mano sull’addome e dopo una sonora bestemmia gridò “Vengooooo”.
Si divincolò e si sedette per terra appoggiata con la schiena al muro… mi chiese con un cenno il cellulare lasciato al bordo del tavolo e con voce ansimante registrò l’ennesimo messaggio vocale.
“Mi ha scopato la fica… sono venuta ma godevo talmente tanto che non ti ho mostrato nulla, tanto sei un cornuto con fantasia e poi ti piace sapere che ho un cazzo grosso tra le cosce… a questo glie la bevo tutta… preparati che poi slinguiamo bene…”
Mi fece segno di avvicinarmi a lei, e mi fece girare, allargandomi con le mani le natiche, prima di infilarci la lingua in mezzo cominciando a leccare ad intervalli alterni, per poi ogni tanto puntare la lingua nel mio buchino.
“Così però vengo…” Esordii.
“Non ti permettere – mi disse prendendomi le palle – prima mi devi inculare”.
La cosa non fece altro che eccitarmi, e dovetti ancora una volta pensare a qualcosa che non c’entrava nulla, tipo un problema lavorativo accaduto in quella stessa stanza una settimana prima per non venire…
Si alzò, controllò che la macchina fotografica facesse bene il suo compito e la posizionò in un angolo dell’ufficio. Dopodiché si liberò della camicetta rimanendo in autoreggenti e scarpe. Si posizionò sui gomiti appoggiati alla scrivania, e mi guardò. Capii le sue intenzioni, e mi inginocchiai rendendo il suo favore verso il suo lato B, che massaggiavo con le mani, leccandola avidamente. Lei, portando il telefono all’altezza della bocca, si sfilò una scarpa e con maestria usò il suo piedino per massaggiarmi tra le gambe.
Ero pronto e lo capì quando smisi di leccarla, prendendo in mano il mio pene. Lei a quel punto mi guardò e selezionò il numero di telefono del compagno, che dopo due squilli rispose ma non parlò…
“Ora mi spacca…”
Puntai il mio cazzo dopo averla lubrificata a dovere con la mia saliva, e cominciai a spingere. D’istinto aprì più possibile le gambe, alzando il suo culetto. Le grandi tette spingevano verso la scrivania, allargandosi per la pressione. Le misi una mano sul collo inchiodandola al tavolo, mentre le entravo con decisione.
“Mi apre… è lungo e mi sfonda…” disse verso il telefono, continuando ad ansimare goduriosa.
Presi a cavalcarla con un ritmo più forte, alternando la presa al collo a decise pacche sul culetto sodo, che in maniera perfetta lei spingeva verso di me ad ogni affondo. Mi girai leggermente per entrarle dentro in maniera più efficace, inclinandomi di lato. Il primo colpo la trovò impreparata. Bestemmiò ancora una volta in maniera sonora sbarrando gli occhi ed aprendo le mani come per allargare tutto l’allargabile… si contrasse e per un momento cercò la via di fuga, girandosi verso di me e chiedendo se volevo sfondarla… si riprese dopo un attimo rivolgendosi questa volta al marito
“Mi sta spaccando il culo… non smette, mi spacca…”
Sentii qualcosa dall’altra parte del telefono, ma non riuscii a percepire.
Mi girai ancora, e con il movimento toccai il cavalletto della macchina fotografica, che ora inquadrava la finestra. Feci cenno come per andare a spostarla ma lei mi bloccò dicendomi.
“Fottitene! Continua a scoparmi!!!”.
Nel non consentire di spostarmi mi afferrò le natiche, e da quella posizione, ora con il mento sul tavolo, cercò il mio buchino con le sue dita, infilandoci con delicatezza l’indice… Ero eccitatissimo e lo percepiva… continuai ancora per qualche minuto per poi avvicinarmi al suo viso dicendo che stavo per venire. D’istinto si spostò inginocchiandosi di fronte a me.
“Ora mi sborra in bocca… me la bevo tutta!” tuonò verso il telefono.
“Sei una baldracca” rispose la voce dall’altra parte.
Bastarono pochi movimenti della sua bocca per farmi venire in maniera copiosa. Lei prese tutto il mio seme tra le labbra, aprendo la bocca che dal mio punto di vista era completamente piena di sperma. Senza avvisare il marito riagganciò il telefono e prese a farsi foto con il telefono fino a quando decise di ingoiare tutto, leccandosi le labbra per non perdere neppure una goccia del liquido.
Spossato mi sedetti sulla poltrona, con lei che si mise sopra di me. Sapeva di un buon profumo e di sperma.
“Cazzo quanto ho goduto… non ti slinguo perché il marito ama farlo quando tornerò ma ho goduto tantissmo… viva il sessantanove allora”.
Sorrisi non dicendo nulla. Ci rivestimmo chiaccherando amabilmente come quasi nulla fosse.

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