La vacanza in sicilia, parte 1

La vacanza in sicilia, parte 1

Giovedì, ore 12:00. Ormai ho deciso! Non appena la sicilia torna zona gialla, la prossima settimana, ne approfitterò per farci un viaggetto, che sono anni che aspetto l’occasione giusta e non ne posso più di stare in casa dopo il lockdown. Il biglietto aereo lo trovo subito senza problemi. Per l’alloggio su misterb&b trovo un posto in appartamento abitato dal proprietario in centro a Messina veramente a buon mercato. Mando richiesta a Mirko, il proprietario, per la disponibilità. Non ho recensioni precedenti, ma dalla foto sembra un orsone massiccio, sul biondo, con un bel barbone e un sorriso che infonde sicurezza. Vediamo se mi risponde.

Venerdì, ore 17:20. Ricevo un messaggio su misterb&b. E’ di Mirko, che prima si scusa per la risposta tardiva, poi mi dice che sarà in vacanza anche lui la prossima settimana e preferisce non affittare l’alloggio quando non c’è. Non gli dispiacerebbe però compagnia e se voglio aggregarmi mi offre un posto in tenda con lui sulla costa est. Verifico la località ed è inserita in una riserva naturalistica. Tentenno un poco: da una parte la proposta di avere compagnia mi alletta. Dall’altra sono abbastanza timido e introverso e l’idea di condividere addirittura una tenda con un estraneo mi mette a disagio. Confesso inoltre di aver sperato in qualche incontro di sesso durante la vacanza, motivo per fare base in città. Poi però accetto: in fondo sarebbe praticamente alloggio gratis e poi gli orsoni mi attizzano: chissà che non capiti qualcosa in tenda. Speriamo di star facendo la cosa giusta.

Lunedì, ore 6:45. Inizio a essere seriamente preoccupato. Venerdì ho scritto a Mirko dicendo che accettavo la sua proposta e immaginando di scambiare con lui messaggi tutto il weekend. Invece mi ha risposto quasi subito dicendosi contento e inviandomi una lista abbastanza minimalista di cose da portare con me, dicendo che in tenda bisognava limitare i bisogni. Poi più nulla anche se ho provato a mandargli un altro paio di messaggi. L’aereo decolla fra 10m, all’arrivo scoprirò se sarà lì ad aspettarmi oppure se mi ha tirato il pacco.

Lunedì, 9:55. Esco con il mio zaino in spalla dall’area passeggeri. L’aeroporto è quasi deserto, con ancora pochissimi viaggiatori. Mi guardo intorno e noto subito Mirko. Rispetto alla foto sembra ancora più grosso: 1m90cm, braccia e gambe muscolose, un bel torace e pancia grossa, ma tesa, costretti da una canotta bianca super-aderente che mette in risalto un bel paio di capezzoloni. A completare un paio di pantaloncini marroni sopra il ginoccho e infradito. Fa già molto caldo nonostante sia giugno e sia mattina presto. Mi viene incontro con il suo bel sorriso dai denti bianchissimi e appena a portata mi saluta porgendomi la sua manona in cui metto la mia, che viene stritolata.
“ciao, come è andato il viaggio? devi pisciare?”
“tutto bene, no grazie” e appena finisco di dirlo già mi pento sentendo la vescica non vuota e sapendo del lungo viaggio.
“allora andiamo” dice prendendomi lo zaino dalla spalla e avviandosi verso l’auto

Lunedì, 12:25. Siamo quasi arrivati, Mirko si sta inoltrando su una stradina sterrata in mezzo ai campi. Quando siamo arrivati in auto, una specie di SUV impolverato, ha messo il mio zaino nel baule e poi siamo partiti, senza accendere nessuna aria condizionata, ma con i finestrini un poco abbassati. Per tutto il tempo ho continuato a sbirciare i lunghi peli delle ascelle mentre guidava, che emanavano un odore intenso, ma non del tutto sgradevole. Ho anche notato che la folta peluria che esce dalla scollatura della canotta deve proseguire almeno fino alla pancia, visto che a più riprese Mirko se la è accarezzata scostando la canotta mentre guidava. Siamo entrambi visibilmente accaldati, con i vestiti appiccicati. La conversazione è stata un poco minimalista, non deve essere uno che parla troppo, ma piacevole. Lunghi silenzi intervallati da domande su di me, le mie precedenti esperienze in sicilia (nessuna), in campeggio (di nuovo nessuna) e in vacanza con altri maschi (poche). Di contro sono riuscito a sapere molto poco su di lui.

Lunedì, 12:39. Finalmente il camel trophy sulla strada sterrata è terminato. Mirko parcheggia nello spiazzo di una casa di campagna, praticamente un mezzo rudere, vicino a un altro paio di auto. Scendo con piacere, sono seduto dall’alba. Immediatamente Mirko si mette a torso nudo e getta la canotta sul sedile.
“Spogliati anche tu, qui fa caldo e siamo già al mare”
Lo imito togliendomi la maglietta, anche se conscio che il mio petto magrolino non regge il confronto con la magnificenza di quel corpo villoso e sudato che mi trovo davanti. Nel frattempo vedo che Mirko si china a togliersi anche i pantaloncini, mostrando un paio di slip un poco giallognoli che sembrano contenere un pacco dalle dimensioni notevoli. Anche se imbarazzato, non sono abituato a spogliarmi davanti ad altri, lo imito restando in boxer.
“Togli anche quelli, che qua non abbiamo da lavare” e mentre finisce la frase mi afferra i boxer e me li tira giù, rivelando il mio cazzo, barzotto per la visione di poco prima, che subito si ammoscia mentre le mie guance devono diventare rosso fuoco.
“Andiamo, che ho fame” mi dice iniziando a circumnavigare il mezzo rudere, senza essersi tolto gli slip. Quasi come un automa lo seguo.

Girati dietro il primo angolo della casa inizio a sentire il vociare di persone e l’inconfondibile rumore delle posate. Mentre seguo Mirko penso che in vita mia non sono mai andato in nessuna spiaggia nudista e tanto meno ho pranzato nudo. Mirko gira l’angolo e subito lo sento salutare e iniziare a parlare in dialetto siciliano, di cui non capisco un gran che. Lo raggiungo e…. gelo! Vorrei sprofondare! Davanti a me vedo una bella tavolata imbandita sotto una pergola d’uva e, seduti a tavola, un vecchietto sulla 70ina, completamene vestito, una ragazza sui 25 anni e un ragazzo più grande, forse basso ma grassottello, anche loro vestiti. Una vecchietta sta portando a tavola altro cibo e vedo che si sono altri due posti apparecchiati, evidentemente per noi, uno davanti al vecchietto e l’altro davanti al giovane.

Mirko non si prende nemmeno la briga di presentarmi, ma si siede davanti al vecchietto continuando a parlare con lui, facendomi segno di sedermi di fronte al ragazzo, di sbieco alla ragazza che gli sta di fianco. I due anziani non sembrano per nulla turbati dalla mia nudità, che cerco a fatica di coprire con le mani, mentre la ragazza sembra mangiarmi con gli occhi. Il ragazzo ha invece uno sguardo inquientante, freddo, fisso. Mi scruta senza accennare un sorriso e senza rispondere ai miei saluti. In panico, sto pensando di fuggire (e dove poi? persino il mio zaino e i miei vestiti sono chiusi nell’auto di Mirko), ma i miei pensieri sono interrotti dalla vecchietta che mi sorride mentre mi mette un piatto di pasta davanti, dicendomi non so cosa in siciliano. Iniziamo tutti a mangiare.

Lunedì, 13:40. Le portate di cibo, che mi sono sforzato di non rifiutare nonostante lo stomaco chiuso, erano veramente ottime. Il pranzo, tuttavia, è stato inquietante. Mirko non mi ha mai rivolto la parola, intento a chiaccherare con i due anziani senza che io capissi quasi nulla. La ragazza, che ho capito essere la nipote, non mi ha mai rivolto la parola, ma ha provato in tutti i modi a farmi capire che le piacevo, fra passaggi lascivi di lingua fra le labbra e piedini sotto il tavolo che non ho trovato per nulla eccitanti. Infine il fratello, chiaramente non tutta a posto con la testa, ha continuato a mangiare guardandomi con uno sguardo indecifrabile. Ho provato un paio di volte a rivolgergli la parola, ottenendo solo grugniti come risposta. Ormai sono deciso a dire a Mirko appena posso che mi riporti alla civiltà.

“Vai a pisciare e a farti mettere la crema solare” mi dice Mirko tutto d’un tratto, facendomi sobbalzare. “Marco, pensaci tu” e in maniera fulminea si alza in piedi, afferra la mia sedia e la inclina per obbligare ad alzarmi. Tutti e tre i padroni di casa rimasti portano lo sguardo al mio cazzetto, di dimensioni minime per l’imbarazzo, e per uscire dall’imbarazzo seguo il fratello, che orami ho capito chiamarsi Marco, che ha afferrato una crema solare e si è incamminato per un vialetto fra le sterpaglie.

Ma che cazzo mi è preso? Perchè ancora una volta non ho sfruttato l’occasione di andarmene? Maledetto imbarazzo, per non farmi vedere nudo ora sto seguendo uno psicopatico con della crema solare lungo un sentiero in mezzo al nulla. Se questi mi fanno fuori di me non troveranno più nemmeno le ossa.

Marco è in piedi, all’ombra, sotto un olivo. A poca distanza c’è una latrina che sembra uscita da Pompei: una panca di legno con due buchi per defecare e sotto due grossi buchi. Marco mi fa cenno di avvicinarmi.
“Senti, io, non c’è bisogno…” balbetto. Prontamente lui mi tira verso l’olivo, mi passa alle spalle, appoggiando tutto il suo corpo contro la mia schiena, avvolge il braccio attorno al mio corpo e mi afferra il pene flaccido. Mentre cerco di realizzare impietrito cosa sta succedendo, sento il suo fiato caldo sul collo mentre avvicina la bocca al mio orecchio per ordinarmi “Piscia”!. Pisciare con altre persone vicine e oltretutto a comando è difficilissimo e anche se mi sforzo non esce nulla. “PISCIA ORA!” La paura mi fa contrarre le viscere e rilasciare la vescica, come se mi pisciassi addosso e Marco dirige abilmente il mio getto verso il tronco dell’olivo. L’altra mano intanto mi accarezza il petto, sfiorandomi di tanto in tanto i capezzoli sensibili. Appena il getto sta terminando, Marco mi sbattacchia il cazzo per far uscire le ultime goccie, che volano ovunque. Poi si stacca, prende la crema solare, ne versa un poco sulle spalle e inizia a spalmarmela lungo tutta la schiena con movimenti decisi. Per quanto mi faccia sentire quasi violato, il massaggio che ne risulta è piacevole.

Terminata la schiena passa, sempre da dietro, al retro delle gambe, sempre in maniera molto accurata, salendo dalle caviglie verso i glutei. Quando è ormai vicino alle chiappe sento le mani staccarsi e poco dopo una quantità abbondante di crema che mi cade sulle chiappe. Mi irrigidisco subito e poco dopo sento le sue mani forti che prima mi massaggiano le natiche e poi me le aprono. Subito dopo una mano me le divarica mentre l’altra mi spinge la schiena affinchè mi chini a 90 gradi. Ancora una volta obbedisco, quasi svuotato di ogni capacità di reagire. La mano che mi ha spinto torna al mio culo, spargendo la crema lungo il solco. Subito dopo sento un dito ben incremato che mi lavora il buchetto. Inizio subito ad ansimare, i recettori del buco si animano di vita propria e la crema impedisce ai muscoli di limitare l’accesso. Pochi secondi e il dito supera il mio sfintere, puntando deciso alla prostata. Da questo momento tutto succede in fretta: dopo aver colpito più volte la prostata, il dito prima esce per poi essere rimpiazzato da due, che vengono abilmente scosse velocemente contro la prostata.
“Ahh, mhh, ahh” sto già mugolando come una cagna, ci sa fare!
Con la mano destra mi afferro il cazzo per segarmi e.. SLAP! Con la mano che un secondo prima mi violava la rosellina mi afferra la mano destra allontanandola dal cazzo. Poi mi fa girare e sempre con il suo sguardo freddo e la totale assenza di sorriso riprende in mano la crema e inizia a spalmarmela sul petto.

Con i soliti movimenti decisi in poco tempo mi ritrovo con braccia, petto e pancia ben incremati. Poi con una mano mi afferra prima uno e poi l’altro polso e mi porta le braccia in alto, esponendo le mie ascelle. “NON ABBASSARLE” e inizia a spalmarmi la crema anche lì, usando una mano per ascella. Mi dimeno un poco per il solletico, ma la cosa non cambia l’espressione di Marco che subito dopo con i polpastrelli mi afferra entrambi i capezzoli, che stringe con forza facendomi subito urlare di dolore e abbassare le braccia. Lui mi smolla i capezzoli e passa a incremarmi le gambe, di nuovo dalla caviglia a salire. Arrivato alle palle si versa sui palmi un’altro bel poco di crema e poi mi prende entrambi i coglioni in una mano, facendoli roteare l’uno contro l’alto a più riprese. Le fitte di dolore che arrivano ogni volta che un testicolo si sgancia dalla presa e torna in posizione mi fanno aspirare e trattenere il respiro, ma sono sopportabili. Intanto il trattamento mi ha fatto diventare il cazzo durissimo. Marco ci versa sopra una generosa quantità di crema e poi passa alle mie spalle, mi avvolge il solito braccio attorno e inizia a segarmi usando la crema come lube. E’ bravo, ci sa fare, la sega non è delicata, ma efficace e non mi dà tregua, punta a farmi venire nel minor tempo possibile. Dopo un paio di minuti sto ansimando come una cagna in calore, sento i testicoli contrarsi e inizio a trattenere il fiato. Marco se ne accorge immediatamente, con la mano lascia il cazzo, afferra rapidamente i coglioni e me li strattona verso il basso. Il dolore è immediato e fortissimo e l’orgasmo imminente solo un ricordo.

Marco afferra la crema, con un cenno e il suo solito grugnito mi fa cenno di seguirlo e si incammina lungo un altro sentiero, verso il mare. Lo seguo, ancora in silenzio con il cervello che frulla, tenendomi i coglioni doloranti con una mano. Pochi metri dopo si apre una vista stupenda sul mare da un promontorio sollevato pochi metri sull’acqua. Sotto una specie di pino marittimo che non so riconoscere vedo una tenda verde militare, grande. Fuori dalla tenda, su una sediolina, è seduto Mirko che mi accoglie con un fantastico sorriso.
“Vieni qui a vedere che panorama fantastico!”
Vedendo che Marco sta tornando indietro ritorno un po’ in me’. Mirko non può non sapere quello che Marco mi ha fatto, ‘sto stronzo! “Senti, io me ne” la frase mi resta in gola quando Mirko mi attira a se’ abbracciandomi con le sue braccia possenti e mi ficca la lingua in bocca. La sua bocca ha un buon sapore, deve aver bevuto del caffè dopo che mi sono allontanato, e le sue mani iniziano subito a esplorare vogliose la mia schiena e le mie chiappe ben incremate. Subito ritorna la mia erezione possente, che sento sfregare contro la sua, ancora nascosta dallo slip giallastro. E mi ritrovo con una voglia pazzesca di essere scopato da lui.

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