Tre sorelle – Capitolo IV

Tre sorelle – Capitolo IV

La mattina del grande giorno di laurea era finalmente arrivato per Federica. Lei e le sue sorelle si erano alzate di buona leva, avevano fatto colazione, cercando di smorzare la tensione della lunga giornata che stava per cominciare. Federica le aveva volute con se la notte prima e, complice anche la coinquilina assente, aveva avuto modo di ospitarle senza dover chiedere alcun favore per godersi in completo relax una piacevole serata tra sorelle.

Federica era stata la prima a preparasi, era la sua giornata dopotutto. Entrata in bagno, ne uscì dopo un’ora, splendida come non mai. I lunghi capelli castani scendevano leggermente mossi sul vestito blu che, castamente, avvolgeva le sue forme perfette. I tacchi, altissimi, che portava raramente, mettevano in risalto le sue gambe tornite e i suoi polpacci tonici.

– Beh io credo che comincerò ad andare. Ho bisogno di stare un po’ da sola in università e ripassare il discorso – disse Federica, prendendo il cappotto e guardandosi un’ultima volta allo specchio di ingresso – Voi vedete di non metterci troppo! Tra poco passano mamma e papi a prendervi – raccomandò alle sorelle, prima di salutarle affettuosamente ed incamminarsi, tesa ma esuberante, verso l’università.
Letizia, la maggiore tra le sorelle, vide la sorella allontanarsi, poi si rivolse a Rebecca:
– Tocca a me – si alzò incamminandosi verso il bagno
– Vedi di non metterci troppo almeno – bofonchiò Rebecca, distrattamente

Letizia era sotto la doccia. Amava il calore dell’acqua calda che le scendeva sul corpo. Le piaceva stare lì, con le mani lungo i fianchi, la testa rivolta verso il soffione della doccia. Impetuoso il getto d’acqua le colpiva il volto e i capelli per poi dirigersi più dolcemente lungo i percorsi delineati dalle forme del suo corpo.
Sentiva i rivoli d’acqua scendere sul collo, solleticare i sensi, avventurarsi da un lato lungo la schiena, dall’altro sui suoi seni piccoli e sui capezzoli inturgiditi dalle carezze del liquido.
I rigagnoli d’acqua proseguivano sulle due splendide facce della ventisettenne. Uno scendeva rapido verso il fondoschiena, percorrendo il solco naturale disegnato dalle sue perfette natiche, solleticando la parte più sensibile attorno al suo sfintere. L’altro si avventurava sulla sua morbida pancia, piatta, e, dopo una rapida evoluzione sul suo ombelico, si immergeva verso il suo inguine. Un piccolo ciuffetto di pelo ostacolava brevemente il tragitto dell’acqua prima che questa potesse scendere, caldo, verso il suo pube, per poi infine ricongiungersi con l’altra metà, tra le sue gambe, in una cascata pregna del suo odore.
Pochi rivoli ribelli proseguivano sulle cosce, snelle, e sui piccoli piedi.

Poteva godersi quella sensazione per ore, mentre con la mente vagava. Pensieri sensuali, languidi la prendevano, quando il getto dell’acqua era alla temperatura ideale. Poi, complici le mani che cominciavano ad accarezzarle il corpo con il morbido profumo del bagnoschiuma, la mente vagava oltre i sensi. Una mano si posava sul suo seno, a stringerlo. Più in basso, il suo corpo reagiva a quel gesto e la mano rassicurante si appoggiava sul suo sesso.

Ma dovette accontentarsi di quel gesto, quella piccola sensazione di piacere. Avrebbe voluto abbandonarsi ad un’estasi autoindotta di piacere, ma non era il momento adatto.
Si sciacquò, togliendo ogni traccia di schiuma dal suo corpo ed uscì dalla doccia. Prese ad asciugarsi, le sue mani attraverso l’asciugamano ancora regalavano qualche stimolante ed energica carezza, mentre i cuoi capelli, non troppo lunghi ,lasciavano cadere gocce d’acqua sulle spalle e sulla schiena, continuando la carezza.

Si guardò allo specchio. Pensò che in fondo era attraente.
Aveva dei begli occhi scuri, su un viso dolce ma deciso. I capelli neri, la bocca sottile e il nasino alla francese le donavano una sensualità nascosta, da scoprire, ben diversa dall’esuberante sensualità e bellezza di sua sorella Federica.

Mentre pensava questo, vide dal riflesso dello specchio un paio di mutandine, sulla lavatrice. Federica doveva averle lasciate lì, poco prima.

Senza sapere perché le prese. Erano sottili, eleganti. Il leggero motivo in pizzo nero, molto simile al colore che indossava solitamente anche lei nel suo intimo, la stuzzicò.
Passò ancora le mutandine tra le sue mani, al suo interno un leggero alone. Pensò che Federica doveva essersi eccitata avendole addosso, o forse no. Avvicinò le mutandine al naso, quasi a voler sincerarsi di questo pensiero.
Il profumo dolce la inebriò, inaspettatamente. Sentì il suo pube reagire impetuoso. Lo sentì gonfiarsi, come una spugna immersa improvvisamente in acqua.
Continuò ad annusarle, con gli occhi socchiusi. Si ritrovo a pensare a sua sorella Federica, immaginò di annusare direttamente alla fonte di quella gradevole fragranza. Il pensiero in parte la disturbava, ma l’eccitazione di quel semplice gesto ebbe la meglio.

Si porto una mano tra le cosce e sentì che era completamente bagnata. Sfrego le mutandine sulle labbra umide, come a voler mischiare il suo odore con quello della sorella. Lo sfregamento del tessuto sul suo sesso eccitato le dava dei brividi di piacere intensi, ma ancora controllati.

Ancora una volta,però, il controllo doveva avere la meglio, in quel momento. Non aveva il tempo di abbandonarsi al piacere.
Decise tuttavia di concedersi una piccola ma soddisfacente trasgressione. Avrebbe indossato quelle mutandine quel giorno.

Letizia uscì dal bagno con solo le mutandine addosso, il seno all’aria, le gambe scoperte, i piedi nudi. Gettò uno sguardo a Rebecca. Aveva un’aria fintamente distratta, lì seduta allo stesso identico posto di prima, lo sguardo distolto dal suo.
L’aveva scoperta qualche volta spiarla di soppiatto mentre si cambiava, si chiese se non la stesse spiando anche in quel momento. Ma era troppo occupata a dirigersi a passo svelto verso la camera, per finire di prepararsi.

E mentre chiudeva la porta della camera, sentì le chiavi di casa infilarsi nella serratura, i suoi genitori che si apprestavano ad entrare e Rebecca che si fiondava in bagno precipitosamente.

Ancora mezza nuda, si asciugò i capelli, mise con attenzione il suo rossetto nero e si guardò, rimirandosi con addosso le mutandine della sorella.

Si. Decisamente attraente pensò soddisfatta.

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